Il Tirreno

i problemi del litorale 

Acqua troppo calda, torna l’alga tossica Un’altra tegola sulla stagione balneare

Manuela D’Angelo
Acqua troppo calda, torna l’alga tossica Un’altra tegola sulla stagione balneare

La Ostreopsis ovata è stata rilevata da Arpat, in alte concentrazioni, a Ricortola. Causa rossori, febbre e problemi respiratori

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È il primo weekend di luglio e, puntuale come ogni anno, torna a proliferare nel mare della costa apuana la Ostreopsis ovata, un’alga marina tutt’altro che innocua, capace di provocare pruriti fastidiosi, febbri e problemi alle vie respiratorie anche molte ore dopo un suo contatto diretto.

Arpat ha effettuato gli ultimi campionamenti lo scorso 2 luglio e nella zona denominata Ricortola, nel tratto di mare antistante il Centro sub Alto tirreno, la concentrazione dell’alga “tossica” è risultata pari a 26.000 cellule per litro, in una temperatura dell’acqua arrivata a 28 gradi centigradi. Altri punti considerati sensibili, secondo i campionamenti di Arpat, risultano: Marina di Massa di ponente (160 cell/L), Marina di Massa centro (2.800 cell/L), e l’area denominata Campeggi ovest (7.800 cell/L). Come criterio generale sono state scelte le stazioni che negli anni di indagine hanno evidenziato il superamento - in almeno una campagna di monitoraggio - del limite di 10.000 cell/L nella colonna d’acqua, previsto dalle linee guida ministeriali come soglia di attenzione. Non che la presenza dell’alga in minor quantità dia meno fastidio alla pelle dei bagnanti: piccoli fastidi, pruriti e arrossamenti possono verificarsi anche se l’alga è in presenza inferiore alle 10.000 cellule per litro ed è per questo che tutti e quattro i punti sensibili alla Ostreopsis sono stati resi pubblici da Arpat, che ha pubblicato sul suo sito i risultati delle analisi e poi ha avvisato il ministero della Salute, la Capitaneria di Porto, la Regione Toscana, il sindaco Francesco Persiani, la Asl di Massa Carrara, e la delegazione di spiaggia Marina di Massa. C’è poco da fare, almeno così pare: quando fa molto caldo, come in queste settimane, aumenta la temperatura dell’acqua del mare che, automaticamente, diventa l’ambiente naturale ideale per la proliferazione della Ostreopsis ovata, che non disdegna neanche le acque “ferme”, ovvero i fondali dove il moto ondoso è ridotto, per la presenza di scogliere naturali o artificiali (come a Marina di Massa).

Non è un caso, infatti, che l’Ostreopsis ovata sia un’alga microscopica unicellulare che vive comunemente nelle calde acque dei mari tropicali e che soltanto da qualche decennio ha trovato condizioni climatiche ottimali di sviluppo anche nelle acque del Mar Mediterraneo. Uno dei luoghi dove per primo si sviluppò il fenomeno dell’alga “tossica”, spiega la stessa Arpat, è stata proprio la costa di Massa Carrara, poi Pisa e Livorno. Per capire se l'alga si trovi in acqua ci sono alcuni segni osservabili a occhio nudo: la formazione di una pellicola gelatinosa sugli scogli e sul fondale e, in superficie, schiume di color bruno-rossiccio. Pericoli di vita non ce ne sono, ma proprio l’anno scorso, ad agosto, gli accessi al Pronto Soccorso per febbri improvvise, difficoltà respiratorie e pelle rossa furono a decine, tutti risolti con brevi cure dermatologiche e un po’ di riposo. Qualcosa però, in questa estate 2019, è cambiato rispetto agli anni passati: se pur non sconvolge più l’alga killer (che smette di crescere e di pungere non appena le temperature diminuiscono), si avverte un grave problema turistico per la costa massese, flagellata da troppi danni. Prima l’inquinamento dei pozzi di falda, poi i divieti di balneazione, legati al sovraccarico del depuratore, e oggi l’ostreopsis. Non c’è pace per i balneari, i campeggiatori, i ristoratori e gli albergatori apuani: non ha troppa importanza, in queste settimane, se l’acqua sia tornata pulita, se i pozzi non c’entrino nulla con l’acquedotto e se l’alga provochi solo un po’ di prurito passeggero. I turisti scappano e in molti potrebbero decidere di non tornare. —

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