Il presidio
Cinipide, la Lunigiana batte cassa con la Regione Toscana: aiutateci
TRESANA. Nei giorni scorsi si è tenuto a Firenze il tavolo regionale per la lotta al parassita del castagno, il cinipide galligeno, tavolo voluto dall’assessore all’agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschi, al quale hanno partecipato le più rappresentative associazioni della Toscana.
Dal tavolo è emerso che diverse associazioni hanno chiesto maggiore attenzione rispetto alla situazione attuale. Richieste pervenute, soprattutto, da parte di produttori della zona della Lunigiana e della Garfagnana; conseguentemente a questo la Regione Toscana si è occupata di mandare delle schede da compilare alle Unioni dei Comuni di ogni zona, affinché queste possano dare un’analisi percettiva e successivamente avere un’idea di come la Regione possa agire. Perché sembrava che la battaglia contro il parassita del castagno, il cinipide galligeno, un imenottero originario della Cina, potesse essere vinta grazie all’immissione nell’ambiente dell’antagonista, il torymus sinensis, un insetto parassitoide appartenente anch’esso all’ordine degli imenotteri, invece non è così. Quello che è stato il pane dei poveri per i lunigianesi del passato, è sempre a rischio e a denunciare la situazione era stato, una decina di giorni fa, il neonato “Comitato per la salvaguardia e la valorizzazione del castagno delle api e del miele di Tresana” .
Tornando al tavolo convocato in Regione, fra i sindaci, per la Lunigiana, era presente il solo Matteo Mastrini, sindaco di Tresana: «Abbiamo ascoltato pareri interessanti e compreso come la situazione sia grave, ma anche che occorre prima capire le cause e poi decidere senza sprecare risorse, ma investendole nella direzione giusta. È urgente, quindi, il monitoraggio da parte delle Unioni dei Comuni, che hanno la delega alla forestazione, e solo successivamente la valutazione della necessità delle potature. Occorre poi valutare se siano presenti altre malattie oltre al cinipide. Penso che i nostri apicoltori, castanicoltori e produttori di miele – prosegue Mastrini – debbano essere aiutati, invece spesso sono lasciati soli. Servono risorse e progetti per valorizzare il loro lavoro, perché il castagno, in realtà, è una pianta la cui gestione non afferisce solo alla forestazione, ma anche all’agricoltura. Ci sarebbe bisogno di una fase di ascolto, della pianificazione di un’azione congiunta e di risorse perché la Lunigiana continua a viaggiare a ritmi che non le consentono di essere competitiva. Per questo mi sento di ringraziare l’associazione dei castanicoltori, apicoltori e produttori di miele della Lunigiana, che ha scelto di essere presente al tavolo regionale, ma che ha bisogno di essere aiutata. La nostra terra dovrebbe vivere di prodotti tipici e turismo, ma serve cambiare marcia» conclude il sindaco di Tresana. A seguito del tavolo regionale, che si aggiornerà nuovamente a luglio per valutare le prossime azioni, dice la sua anche il Comitato, che invita l’Unione dei Comuni a «darsi maggiormente da fare sul tema del castagno. Perché mentre in altre zone della Toscana notiamo progettualità all’altezza del ruolo che il settore pubblico dovrebbe avere, con ricadute anche sui posti di lavoro, qui da noi, in Lunigiana, non possiamo davvero affermare che accada lo stesso». —
Gianluca Uberti
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