Italia
Falda, divieti anche a Nazzano. Ma in alcune zone veleni spariti
Arpat e Asl fanno il punto sulla contaminazione dei pozzi: su 149 punti esaminati 41 sono risultati puliti. Nell’area ex Ferroleghe cancerogeni 10 volte sopra i limiti
CARRARA. «L’analisi delle acque della falda nella zona contaminata Sin/Sir proseguirà con il massimo scrupolo. Oltre che dall’Arpat i campioni saranno esaminati anche in Canada, da laboratori altamente specializzati, così da disporre di risposte assolutamente precise». Parole del geologo della Regione Stefano Mirri, intervenuto all’incontro pubblico tenutosi in municipio per fare il punto sulla seconda fase delle indagini sulle acque, i cui campionamenti sono terminati lunedì scorso e per spiegare i contenuti dell’ultima ordinanza emanata dal Comune, che vieta l’utilizzo dell’acqua di pozzo nell’area interessata dall’inquinamento della falda.. Alla riunione sono intervenuti anche il sindaco Francesco De Pasquale, l’assessore all’ambiente Sarah Scaletti, la responsabile provinciale Arpat Gigliola Ciacchini e la direttrice dell’unità di igiene e sanità pubblica dell’Asl apuana Vincenza Bianchimani. «Inizialmente -ha spiegato Mirri- era previsto l’esame di 260 pozzi, tra Carrara e Massa, ma poi i punti oggetto di prelievo sono diventati 296. Il soggetto attuatore degli interventi è la Sogesid Spa, che ha campionato la falda sia in fase di magra che in massima. I principali inquinanti riscontrati -ha precisato Mirri- sono cancerogeni come composti alifatici clorurati, presenti in concentrazioni anche 10 volte superiori al limite consentito e cromo esavalente, che dall’area ex Ferroleghe si estende anche ai terreni limitrofi».
Tale contaminazione, probabilmente, deriva dalle oltre 100.000 tonnellate di rifiuti ancora presenti nell’ex stabilimento. Il geologo ha anche ripercorso le diverse ordinanze, mai revocate, che già in passato avevano vietato l’uso dell’acqua di pozzo nel Sin/Sir, a partire dal 23 dicembre 1981, quando il sindaco di Massa Umberto Barbaresi emanò il primo provvedimento. Seguì un divieto del Comune di Carrara nel 1991, ripetuto nel 2003. Nel 2006 la prescrizione fu confermata dalla Provincia. Poi, fra 2008 e 2009, si ebbero ancora un’ordinanza di Carrara e tre di Massa. Lo scorso maggio, infine, entrambi i comuni hanno ribadito il divieto.
«Rispetto alle ordinanze precedenti -ha aggiunto la assessora Scaletti- quella emanata a Carrara lo scorso 28 maggio riguarda anche l’area residenziale in Viale da Verrazzano e parte dell’abitato e della zona artigianale di Nazzano». «Nei suoi laboratori di Livorno e Firenze -ha ricordato la Ciacchini- Arpat ha esaminato ben 10mila parametri relativi alla prima fase delle analisi e 5mila della seconda». Secondo la responsabile apuana dell’agenzia ambientale questi controlli avrebbero fornito anche dati positivi. «Su 149 punti di prelievo monitorati a Carrara e a Massa durante la fase iniziale -ha riferito la Ciacchini- 41 sono risultati assolutamente puliti. Inoltre, molti inquinanti presenti in passato sul territorio, come fenoli e pesticidi, adesso sembrano scomparsi completamente».
«Bisogna sottolineare con chiarezza che le criticità -ha concluso la Bianchimani- non riguardano l’acqua potabile, proveniente dall’acquedotto, perché essa origina da fonti non contaminate. La maggior parte dell’acqua di Carrara, infatti, arriva dai monti». —
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