Giro di prostituzione a Marina, la vita in strada e la lap nel night
Testimone il presidente dell’associazione che gestiva il locale notturno: «Una delle ragazze veniva, non si prostituiva. Inviò una foto con un occhio nero»
massa. È un’udienza, quella di ieri mattina, in cui la pubblico ministero Alessandra Conforti punta a disegnare un quadro, a tracciare il profilo degli uomini del clan. Di quelli che gestivano il giro della prostituzione sul lungomare e sfruttavano pure moglie e fidanzate, picchiandole quando negano la loro disponibilità o si rifiutano di accontentare i clienti. Quello che emerge è uno spaccato: prostituzione, ma anche colpi in appartamento e in aziende (ma solo ad alcuni imputati viene contestato il tentato furto e per un unico episodio), night club e lap dance. Le ragazze la sera vengono accompagnate in strada, le mogli e compagne dei capi hanno zone “riservate” in cui lavorano solo loro. A loro è concesso accompagnare i clienti in uno dei tre appartamenti affittati per incontri in totale riservatezza.
Ed è proprio da uno di quegli appartamenti che nel 2017 partono le indagini dei carabinieri. I militari si accorgono che il giro di prostituzione sul litorale si sta allargando e, quando nei loro uffici, arriva l’esposto dell’amministratore di un condominio marinello, fanno due più due e cominciano i servizi di pedinamento e osservazione proprio davanti allo stabile. I momenti clou delle indagini li ricorda, ieri mattina in aula, uno dei carabinieri che le ha svolte. Ma in aula, chiamata a testimoniare dalla pubblico ministero, c’è anche la madre del proprietario dell’appartamento affittato dal gruppo a Marina. È lei a spiegare al collegio (a presiederlo il giudice Ermanno De Mattia, a latere Elisabetta Congiusta e Antonella Basilone) di aver ricevuto diverse lettere dell’amministratore, di aver raccolto le lamentele dei condomini per il via vai, anche notturno. Per gli uomini che entravano e uscivano dall’abitazione. Fino alla decisione di incaricare un avvocato e attivare le procedure per lo sfratto.
Uno spaccato, quello che emerge in aula, con tanto di night sullo sfondo. Una delle ragazze sfruttate frequente un locale di lap dance: a parlare di lei, in aula, c’è il presidente dell’associazione che quel night lo gestisce. È lui, che nel locale fa pure il barista, a raccontare che la giovane - senza prostituirsi o ricevere compenso dai clienti - ballava nel locale. Ed è lui a confermare, rispondendo alle domande della pm, che è la stessa ragazza ad inviare una foto al gestore dell’attività per informarlo che non può esibirsi per un periodo: ha un occhio nero perché - il testimone spiega che così gli è stato riferito - il fidanzato l’ha picchiata. E quel fidanzato è uno del gruppo, uno dei 10 imputati a processo con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. Il night e quello che accade all’interno non è in alcun modo oggetto di indagine, ma il quadro che emerge è tale per cui il presidente del collegio, Ermanno De Mattia, vuole vederci chiaro: è lo stesso giudice infatti a fare domande al testimone, a domandare se - e come - venissero retribuite le ragazze, a chiedere delucidazioni sull’utilizzo dei privee. Un o spaccato, appunto, uno scorcio su un mondo e sulle abitudini del gruppo. Abitudini e spaccati che , al di là delle responsabilità penali, sono lo scorcio su un mondo. —C.S.
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