Il Tirreno

Rapinato in casa col coltello alla gola. Ma conosceva chi fece irruzione

Libero Red Dolce
Rapinato in casa col coltello alla gola. Ma conosceva chi fece irruzione

Nel 2013 due uomini minacciandolo con l’arma gli rubarono un borsello con dentro una pistola. Tra loro tante telefonate

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CARRARA. Il racconto di una serata scioccante quello che porta in tribunale un ex bancario in pensione, quando cinque anni fa si trovò due uomini alla porta che lo avrebbero rapinato in casa con un coltello puntato alla gola. In aula uno dei due uomini accusati è presente, lui lo riconosce e addita al giudice: «Questo bel soggetto qui». Si chiama Mohamed Essafy. Ma nel corso dell’udienza, con le domande del pubblico ministero Alessia Iacopini e dei due legali delle difese Giuseppe Del Papa e Domenica De Tommaso, è emerso che tra i tre ci fosse un rapporto precedente alla rapina. Un intreccio che i tabulati telefonici hanno rivelato piuttosto assiduo. Mettiamo a fuoco, tramite le parole del bancario, quanto sarebbe successo in quella sera di dicembre di cinque anni fa.

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Di fronte al collegio giudicante presieduto dal giudice Augusto Lama, con a latere la giudice Antonella Basilone e il giudice Fulvio Biasotti così ricostruisce: «Ero a casa, saranno state le 19 o le 19.15. Avevo appena finito di ascoltare la musica, sono un appassionato di classica. Quella sera avevo ascoltato La Traviata, mi piace molto Verdi. Mi bussano alla porta e io vado ad aprire. Di fronte mi trovo due persone, uno dei due tira fuori un coltello a scatto. Mi spinge dentro, mentre l’altro aspetta fuori e fa il palo». Secondo la parte offesa i due vogliono rapinarlo, pur spiegando che non gli dicono nemmeno una parola. «Io vado verso la camera, lì dove tengo un borsello con dentro una pistola. Perché io voglio spaventarli, visto che mi puntano un coltello addosso. Il borsello era appeso con un gancio dietro la porta, ma non ho fatto in tempo a prenderlo perché l’uomo con il coltello lo ha strappato di forza dal suo posto. Da fuori infatti il suo complice aveva urlato qualcosa in arabo, forse perché c’erano delle persone in giro, perché a quell’ora in tanti vanno alla messa».

Dentro il borsello c’è una Smith & Wesson, regolarmente denunciata. «Non carica e con i proiettili nel borsello», dice il bancario al giudice. La pm Iacopini gli fa presente che quando fu ascoltato disse che la pistola era carica. Ma la vera stranezza nella ricostruzione della vicenda, sulla quale infatti insiste molto l’avvocato Del Papa, difensore di Essafy, è la presenza di tabulati telefonici, acquisiti dagli inquirenti, che riportano una fitta corrispondenza telefonica tra uno dei due imputati, Majid Tahiri (difeso da De Tommaso), e l’ex bancario. Sollecitato sul punto e su un’eventuale conoscenza precedente ai fatti denunciati, l’uomo risponde così: «Mi aveva avvicinato dicendomi che era un muratore e imbianchino, se avessi avuto bisogno di qualcosa si metteva a disposizione. Io provai a cercarlo ma non rispondeva, rinviava».

Gli avvocati gli ricordano che un giorno le telefonate partito dal suo cellulare verso quello di uno degli uomini che denunciò per la rapina furono ben sei. E poi c’è una chiamata con un orario molto strano. «Come spiega che dopo la rapina chiamò il numero della persona che lei sostiene l’avesse rapinata?», chiede Del Papa. L’uomo sostiene di non ricordarla e ribadisce la tesi che i loro contatti erano esclusivamente legati alla promessa di alcuni lavori di manutenzione casalinga. «Non avevate rapporti di amicizia e frequentazione?», chiedono ancora i legali, ma lui smentisce. Sul posto intervennero i carabinieri, uno di loro viveva nella stessa abitazione. La pistola non venne mai ritrovata, mentre i due rapinatori vennero riconosciuti dall’ex bancario tramite le fotosegnaletiche. Rinvio dell’udienza al 28 ottobre. —

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