Il Tirreno

«Io nonna arcobaleno e felice di esserlo. È l’amore che è alla base di ogni famiglia»

Camilla Palagi
«Io nonna arcobaleno e felice di esserlo. È l’amore che è alla base di ogni famiglia»

Rosanna racconta la sua esperienza all’incontro sulla genitorialità omosessuale organizzato dal comitato Arci

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MASSA. «Le famiglie sono cambiate. Di fronte a questa realtà possiamo avere due approcci: non prendere atto di ciò che ci circonda e negarne l'esistenza. Oppure sospendere il giudizio e raccogliere gli strumenti necessari ad interpretarla». È seguendo il secondo approccio che sabato al parco della Rinchiostra si è tenuto l'incontro voluto dal Comitato Arci di Massa e Carrara per affrontare il tema della genitorialità omosessuale: "Raccontarci, storie di famiglie con due mamme o due papà". Storie reali, testimoniate. Come reali sono i bambini e le bambine che ogni mattina si svegliano con a fianco due mamme o due babbi.

Con loro giocano, vanno a scuola e fanno sport. Ma hanno anche bisogno di un riconoscimento formale della loro esistenza, oggi legalmente vincolato al solo genitore che dimostra un legame genetico con il figlio.. «Vogliamo essere inchiodati alle nostre responsabilità genitoriali» ha detto Laura Giuntini dell'associazione Famiglie Arcobaleno, ente che da 15 anni chiede una forma giuridica per garantire doveri e responsabilità ai genitori omosessuali. E di conseguenza diritti e tutele per i loro bambini. Un percorso che nelle aule di tribunale è piuttosto avviato, ma che sui banchi del parlamento fatica ad essere affrontato. «La legge Cirinnà del 2016 è stata un passo avanti per le famiglie arcobaleno ma esclude il tema della genitorialità. Ci sono sentenze molto avanzate che affermano la volontarietà degli affetti, ma sul piano politico c'è un impasse di tipo burocratico che crea delle vere e proprie identità sospese. L'attuale clima politico è irrigidito: vorrebbe imporci come dovremmo vivere e come dovremmo amare

« Ma sulla pelle di chi si sta giocando questa partita?». A rispondere a questa domanda è una nonna arcobaleno: Rosanna. È lei a raccontare della sua esperienza, prima di madre di una figlia che ha scelto di unirsi con un’altra donna. Poi di nonna del figlio avuto dalla coppia creata dalla figlia. A raccontare dell’'essersi ritrovata, superati i 60 anni di età , a vivere fuori dalle costruzioni sociali più consolidate, dai pregiudizi, dalle norme. «E' stata un'esperienza più semplice di quanto uno possa immaginarsi», racconta la donna. «Se me lo avessero detto 15 anni fa che avrei vissuto questa storia, non ci avrei creduto. Mi è capitato: Laura a un certo punto ha presentato a me e a mio marito Valeria, una persona seria, acculturata, bella. Le vedevamo felici insieme e non ci siamo posti troppe domande. Quando uno è felice...

Poi ci hanno detto che avrebbero voluto un figlio. E lì mi sono preoccupata. Pensavo: voi fate la vostra vita, ma un bambino è un discorso più impegnativo. Nonostante le inquietudini le abbiamo seguite per tutto il percorso. A Copenaghen hanno fatto l'inseminazione artificiale, poi la gravidanza, il parto. Parlandone con le persone ho scoperto che di vite come queste ce ne sono tante. In alcuni casi i genitori si chiudono in se stessi e rompono i rapporti con i figli. Ma come si fa andare contro l'amore? O a rinnegare un figlio? Non credo sia un discorso solo di apertura mentale, ma anche di affetto. L'amore va considerato alla base delle famiglie. Di qualsiasi tipo esse siano».

A partecipare all'evento anche Maria Chiara Panesi e Marta Monini dell’Arci. «Quando si parla di questo tema, che riguarda circa 3.000 persone,in Italia – fanno osservare e due – si pone al centro una domanda che richiede un giudizio di valore, cioè se sia giusto o sbagliato riconoscere i genitori omosessuali. Noi chiediamo di riformulare il quesito: è giusto che ci siano bambini in carne ed ossa che vivono senza il pieno riconoscimento di diritti e tutele?» —



 

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