«Gli Industriali responsabili dei disastri ambientali anni 80»
I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil attaccano il presidente Erich Lucchetti «Il marmo nella zona industriale non è filiera corta, ma soltanto logistica»
MASSA-CARRARA.Sindacati contro Assindustria. Ma stavolta non – o meglio: non solo – sulle politiche deld marmo. I segretari provinciali di Cgil Paolo Gozzani, Cisl Andrea Figaia e Uil Franco Borghini, firmano un documento di critica che è una replica alle dichiarazioni di Erich Lucchetti, presidente locale della Associazione Industriali di Livorno-Massa Carrara.. «Restiamo stupiti – scrivono – delle parole di Lucchetti, al quale sembra demandato il compito di parlare di marmo, mentre gli altri temi industriali vengono trattati da altri. Da una parte ci si incontra e si ragiona nel merito delle politiche industriali del territorio (Consorzio Zona, Porto, Imm ..) dall'altra si esce sulla stampa in via continuativa da soli, senza confronto, mentre nascono sindacati 'gialli'» .
Ma soon proprio le prese di posizione degli ultimi giorni del presidente vicario Lucchetti, che tra le altre cose, ha parlato esplicitamente di altre due questioni extra marmo: la non responsabilità delle imprese sui disastri ambientali perpetrati fino agli anni Ottanta e la desertificazione-deindustrializzazione conseguente alla chiusura delle fabbriche chimiche, ad accendere la polemica.
«In entrambi i casi – sostengono Gozzani, Figaia e Borghini – si sente, in nome e per conto degli industriali, il dovere di proclamare la loro estraneità da quegli accadimenti. Occorre da subito fare chiarezza: ci sentiamo in dovere, nel nostro ruolo confederale, di dichiarare che la presunta estraneità del mondo delle imprese dai disastri ambientali perpetrati è una 'balla pazzesca', come direbbe Fantozzi».
La gente, ricordano i tre segretari, «moriva come le mosche alla Rumianca, la presenza di tumori nella nostra zona è ai primi posti a livello nazionale e compete in questa classifica con la graduatoria della disoccupazione, i fiumi hanno sofferto degli scarichi ed il mare soffre e fatica, sotto le fabbriche sono sotterrate migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, le discariche principali sono note altre lo saranno al termine delle operazioni di analisi del territorio da parte della società in carica a seguito dell'Accordo di Programma. E a questo proposito, rivendichiamo come Cgil Cisl e Uil anni di lavoro viaggi ed impegno in Provincia a Firenze ed a Roma per arrivare a questo primo obiettivo».
Ma come è possibile – attaccano ancora – «dichiararsi estranei dopo qualche decennio e perchè ? Se qualcuno ha rimosso la memoria storica, allora lo dobbiamo fare noi, che rappresentiamo coloro che lavoravano e morivano nelle fabbriche chimiche. Certamente gli industriali non si devono prendere, soli, la responsabilità storica di quesi fatti, ma nemmeno fuggirne senza una revisione onesta. Forse Rumianca, Farmoplant, italiana Coke, Nuovo Pignone (morti ex post per amianto) Fibronit, Refrattari, Nca ecc. erano aziende iscritte alla locale associazione industriali di Timbuktu ?»
Sulla “desertificazione” della zona industriale, poi, Cgil, Cisl e Uila dicono: «Anche qui: gli investimenti in filiera da parte dei gestori del più grande giacimento di marmo bianco di qualità al mondo non hanno brillato davvero. Piuttosto una gran parte dei terreni nella Zia sono stati occupati da depositi che non possono essere certo spacciati neppure per filiera corta. Sono una mera occupazione logistica senza occupazione e pure da ultimo pongono gravi problemi sulla sicurezza sul lavoro. Dove i contratti di lavoro seri sono optional. Riteniamo che il revisionismo storico degli industriali debba ripartire da una analisi più seria affidata al confronto piuttosto che alle agenzie di marketing comunicativo». —
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