Il presidio
Eccidio di Forno, è pace tra sindaco e Anpi Ma compaiono striscioni di contestazione
Persiani: vicino a quanto è accaduto qui. Ma qualcuno dei presenti spiega: non dovevano dedicare la stele a Bellugi
Si sono riuniti in occasione del 75° anniversario dell’eccidio di Forno: il sindaco di Massa Francesco Persiani e la sua giunta sembrano aver trovato un modo per dialogare con l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia. Delle polemiche dei mesi passati, in particolare legate alla stele al vecchio gerarca fascista Ubaldo Bellugi, pare non esserne rimasta traccia. L’atmosfera è cortese e formale alla celebrazione per i 75 anni trascorsi dalla strage nazifascista compiuta a Forno.
Alla giornata dedicata al ricordo delle 68 vittime dell’eccidio ci sono, come ogni anno, le autorità politiche, civili e militari. In prima fila c'è il sindaco di Massa, l’assessora all’ambiente e alla cultura Veronica Ravagli e alcuni consiglieri comunali. Ci sono i rappresentanti dell'Anpi Oliviero Bigini, Nino Ianni, Piercarlo Albertosi e Lucia Del Giudice. Presenti anche il questore Giuseppe Ferrari, il colonnello dei Carabinieri Massimo Rosati e il comandante della capitaneria di porto, Maurizio Scibilia. Hanno partecipato alla messa solenne che è stata celebrata dal vescovo monsignor Giovanni Santucci, hanno sistemato grandi corone d’alloro nei pressi dei tanti cippi che si trovano lungo la strada che porta sulle montagne apuane. Cippi eretti nel corso degli anni per non dimenticare che lassù, fra le montagne apuane, il 13 giugno del 1944 il Frigido si tinse di rosso. I posti a sedere durante l’orazione delle autorità sono in gran parte liberi. Colpa del sole, forse. Più tardi sarà chiaro che non era il sole a infastidire quelle decine di persone accorse per la celebrazione, ma che hanno preferito seguire la cerimonia in disparte. All’ombra. Stefano Alberti ha rappresentato la Provincia di Massa Carrara: «Una delle cose che ho sempre pensato del sistema nazifascista è che non ha provocato una guerra civile, ma ha realizzato una guerra contro i civili. Ed è per questo che dobbiamo fare attenzione al revisionismo strisciante che pretende di fare distinzioni fra un fascismo di prima e uno di dopo».
Ad intervenire anche l’assessore regionale Marco Remaschi: «I partigiani erano avversi alla dittatura. E come loro una rete di oppositori che li sostennero. E non dimentichiamoci il volto “dell’altra Resistenza”, quella di circa 55.000 militari italiani che si rifiutarono di aderire al movimento sociale. Va tenuto ben stretto fra le mani quel filo che lega memoria e storia, per impedire che il passato diventi un paese straniero». Il sindaco di Massa ha ricostruito il susseguirsi degli eventi che hanno caratterizzato quel giugno del ’44.: «Ho voluto assumermi l’onore e l’onere dell’orazione ufficiale per segnalare in maniera forte la mia vicinanza ai fatti che sono successi». E alle persone che li hanno vissuti: «Vorrei ricordare Marcello Garosi, Don Vittorio Tonarelli, Ciro Siciliano. Ma anche i partigiani Ugo Tazzini, oggi presente, e Silvio Balderi». È nel momento dello spostamento del corteo, diretto al cimitero di Forno, che emerge la posizione di quella parte di cittadini che hanno seguito la cerimonia da lontano, all'ombra. Spiegano che si erano allontanati per una precisa questione politica: «Non diamo ascolto a chi è stato sordo alle nostre richieste di non dedicare un monumento ad un fascista». E bandite le formalità, il gruppo di dissidenti si piazza in testa al corteo, prima di tutti i gonfaloni, bandiera rossa alla mano. All’altezza della Casa Socialista, le autorità presenti sono state sorprese da striscioni con le parole di Bella Ciao e un cartello di critica al sindaco. I contrasti a quanto pare ci sono ancora, è questione di luci e di ombre. —
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