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«Le fave? Con l’acqua piovana, ma qualche volta ho usato il pozzo»
Malumore di chi ha attività in zona: «Siamo una zona sciagattata». E c’è chi si chiede: «Ma finora andava tutto bene?»
I problemi dell’acqua di falda del nostro territorio e relativi al loro inquinamento, con conseguente tossicità e pericolosità per la salute, sono stati messi in evidenza dalla recente ordinanza del sindaco e tra i cittadini, soprattutto tra i residenti delle zone segnalate nell’ambito del perimetro coinvolto, si sta facendo largo lo sgomento: in particolare tra i cittadini che abitano nella zona Lavello, già colpiti duramente per via della situazione creatasi con il vicino depuratore di Gaia e sul chi va là causato, sul fronte balneazione, dall’ennesimo divieto che ha interessato la Partaccia e quel tratto di costa.
Ma andando per ordine: la questione della falda contaminata dalle scorie della Farmoplant, la ditta di pesticidi che aveva sede nella zona industriale e chiusa nel 1991, è una questione dolorosamente vecchia e purtroppo ancora attuale, a cui si sono aggiunti nel frattempo e per quanto riguarda la zona Lavello, altri problemi, come si accennava prima, provocati dal malfunzionamento dei depuratori di Gaia e dal presunto scarico di rifiuti in quella stessa area.
«È contaminata l’acqua dei pozzi artesiani nei giardini e negli orti usati per annaffiare ma non l’acqua che sgorga da rubinetti e docce delle nostre case», ripete il sindaco Francesco De Pasquale, cercando di scongiurare l’effetto panico tra la popolazione coinvolta e di fare chiarezza in una situazione che ha visto sommarsi nel tempo, questioni ed emergenze legate alle acque del nostro territorio. L’amministrazione dunque ribadisce che il problema della falda acquifera contaminata dalle scorie della vecchia Farmoplant, riguarda solo i pozzi artesiani nella zona compresa tra Carrione e Lavello. Tra esercizi che chiudono e il fuggi fuggi di persone che si sono messe alla ricerca di altre abitazioni, ascoltiamo la testimonianza di alcuni titolari di attività.
Come Roberto Arrighi che ha un bar, Studio 54, in Via delle Pinete: «Cominciamo bene la stagione-osserva sarcastico- noi siamo sempre in mezzo a tutto, questa zona è sciagattata e tra i divieti di balneazione e questa storia, con i turisti, sarà molto triste: per il bar non ci sono problemi, noi siamo collegati all’acquedotto ma c’è un danno di immagine. In Partaccia c’è gente che viene da Mantova, Prato, Parma, che ha casa qua e questa notizia arriverà anche lassù: basta poco e la gente chissà cosa pensa! Le famose fake news!-commenta sconsolato-speriamo risolvano la questione perché poi la gente si stufa».
Ma la preoccupazione in alcuni casi si è trasformata in rassegnazione, così Paolo Orsini titolare di Europizza, sempre in Via delle Pinete, quest’anno farà l’ultima stagione e poi chiuderà: «Qui in pizzeria non abbiamo problemi: usiamo solo acqua del rubinetto, ma non è la prima volta che escono ordinanze che mettono in guardia sui pozzi-spiega Orsini che gestisce la pizzeria da 13 anni-anche il divieto di balneazione è un appuntamento fisso ogni anno e poi lo tolgono puntualmente e intanto alla gente che viene qui a fare il bagno compaiono strane macchie sulla pelle: in acqua si vedono galleggiare anche escrementi umani, i campeggi non lavorano, l’ostello ha chiuso e io come faccio ad andare avanti?» chiede Orsini.
In una realtà così provata, l’ordinanza del sindaco che non aggiunge niente di nuovo ma va a ripresentare un vecchio e grave problema, è stata letta da alcuni con particolare spavento: «Lì per lì non riuscivo a capire, era già scattato il divieto di balneazione e mi sono preoccupata - dice Erika Sommovigo che abita in Via delle Pinete e che quando alcuni amici le hanno girato su Whatsappl’ordinanza è corsa al piano di sopra dal padre per chiedergli una bottiglia di acqua, credendo non potabile quella dell’acquedotto-ora sono preoccupata per le verdure annaffiate con l’acqua della falda da chi abita in queste aree», commenta. Infatti per chi ha degli appezzamenti di orti o giardini in quell'area, è vietato usare l’acqua dei pozzi: lo ricordiamo anche al signor Angelo Dentoni che coltiva un fazzoletto di terra in Via Provinciale Avenza Carrara e che sorprendiamo davanti a casa, mentre porta una carriola piena di fave: «Queste non le ho annaffiate con il pozzo-assicura- e sto per raccogliere i piselli ma sono stati annaffiati con l’acqua piovana: cerchiamo di usare il meno possibile il pozzo» dice, anche se ammette di aver usato in passato il pozzo.
Prende la parola anche la figlia, accanto a lui, che si chiede:«Ma come mai finora tutto andava bene e avevamo anche la bandiera blu? Speriamo almeno che adesso bonifichino come si deve, visto che erano già intervenuti anni fa». —
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