Massa, veleni nella falda: finora bonificati solo 9 ettari su 116
La classifica sulla qualità della salute in Italia, realizzata dal centro studi del Sole 24 ore, non lascia spazio a dubbi: in terra apuana ci si ammala e si muore (troppo) di cancro
MASSA-CARRARA. La classifica sulla qualità della salute in Italia, realizzata dal centro studi del Sole 24 ore, non lascia spazio a dubbi: in terra apuana ci si ammala e si muore (troppo) di cancro. Risultiamo, infatti, al 97esimo posto su 107 province monitorate. Secondo Francesco Persiani e Francesco De Pasquale, sindaci di Massa e di Carrara, questi eccessi di mortalità sarebbero da ricondurre all’inquinamento chimico residuo del Sin/Sir, ancora contaminato dai veleni della zona industriale. Il primo cittadino massese ha anche annunciato l’intenzione di divulgare i risultati relativi alle ultime analisi della falda Sin/Sir, effettuate dalla Sogesid Spa, la società del ministero dell'Ambiente. Nonostante i rischi per la nostra salute, però, la bonifica del Sin di Massa-Carrara, a 21 anni dalla sua istituzione (legge n. 426/1998) ed anche dopo il passaggio di gran parte di esso dalla competenza del ministero dell’Ambiente a quella della Regione, decretato nel 2013 con la creazione del Sir, resta quasi del tutto ferma.
Lo si evince chiaramente dall’ultimo documento sullo stato di avanzamento delle procedure di bonifica dei Sin italiani, pubblicato dal ministero dell’Ambiente. Questo aggiornamento periodico, infatti, conferma che nel nostro Sin, sia per quanto riguarda la bonifica dei terreni che quella della falda sottostante, ancora avvelenati da 50 anni di industria chimica selvaggia, è stato fatto davvero poco. Per Massa-Carrara, infatti, le ultime informazioni disponibili, datate dicembre 2018, dimostrano che su un totale di 116 ettari di Sin il progetto di messa in sicurezza/bonifica dei terreni è stato presentato ed approvato solo per il 39% delle aree. La percentuale delle procedure completate e validate, invece, copre appena l’8% della superficie totale. Vale a dire che soltanto in 9 ettari di Sin sono stati verificati valori di contaminazione inferiori ai limiti.
Un lieve miglioramento rispetto a settembre 2017, quando la percentuale di terreno Sin bonificato risultava del 5%, ma ancora troppo poco. Gli inquinanti presenti nei suoli sono soprattutto scarti derivanti dalle vecchie lavorazioni eseguite nel polo industriale: metalli, composti organici aromatici, idrocarburi poliaromatici, fitofarmaci, ceneri di pirite con alto tasso di arsenico, piombo e cadmio, scorie di fusione (cromo esavalente), diossine e furani. Tali materiali sono stati riscontrati soprattutto all’interno dei siti industriali dismessi (ex Rumianca, ex Italiana Coke, ex Farmoplant), ma sono presenti anche in aree ad uso residenziale, perché venivano utilizzati per il riempimento di quote depresse. La stessa Arpat, poi, riferisce che questi veleni sono stati rinvenuti anche in alcuni terreni per i quali risultava già emessa la certificazione di avvenuta bonifica, come ex Dalmine, ex Farmoplant ed ex Italiana Coke, rendendo necessarie ulteriori opere di risanamento ambientale. Se passiamo ad analizzare l’attuale situazione della falda, i progetti di bonifica presentati ed approvati si arrestano al 15%, mentre quelli completati e validati arrivano solo al 2% del totale: gli stessi dati di settembre 2017.
I principali inquinanti riscontrati nella falda Sin/Sir sono cancerogeni quali metalli pesanti, idrocarburi poliaromatici, benzene, toluene, etilbenzene, solventi clorurati, pesticidi clorurati ed azotati. Il problema per la nostra salute risulta evidente, poiché la contaminazione non interessa solo la falda della zona industriale, ma emerge anche nelle acque sotterranee delle aree residenziali. Secondo alcuni, stando così le cose, risulterebbe chiaro il motivo per cui nella nostra provincia si sono già ammalate così tante persone ed altre, purtroppo, seguiranno la stessa sorte, a causa dei veleni che hanno contaminato la terra, l’acqua, il mare e l’ambiente in generale. —
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