Furbetti del cartellino, indagini chiuse 56 persone nei guai. Anche un dirigente
Stralciata la posizione di 15 persone finite nell’inchiesta. Iscritto, invece, chi aveva il compito di prendere provvedimenti
MASSA. Ad essere iscritte nel registro degli indagati, nel gennaio del 2018, sono 70 persone. Settanta, tra dipendenti della Provincia e del Genio civile che, secondo la Procura, troppo spesso “dimenticano” di timbrare il cartellino. Adesso 56 di quei dipendenti si sono visti recapitare l’avviso di conclusione indagini: il loro nome e cognome è ancora, nero su bianco, sul registro. Gli altri nell’indagine non ci sono più: la loro posizione è stata stralciata o archiviata. Anche loro si sono assentati dal lavoro, ma così poche volte e per così poco tempo da aver recato un danno irrisorio all’ente. Tanto irrisorio che contestare il reato, secondo gli inquirenti, risulterebbe eccessivo.
Dei 70 nomi finiti nel registro, 15 sono quindi “depennati”, ce n’è però uno nuovo (gli avvisi di conclusione indagine sono, infatti, 56 e non 55): nell’inchiesta finisce il dirigente di Palazzo ducale che - spiegano gli inquirenti - aveva il compito di decidere sui provvedimenti disciplinari a carico di chi si era assentato dal servizio. A lui la Procura non contesta di essersi allontanato senza strisciare il badge, ipotizza piuttosto l’abuso d’ufficio e il favoreggiamento per non aver emesso provvedimenti o per averne emessi di troppo blandi. Contestazioni ben diverse da quelle mosse agli altri indagati per i quali sono ipotizzate la falsa attestazione delle entrate e delle uscite e la truffa in danno dell’ente per cui lavoravano. A qualcuno viene contestato anche il peculato per aver utilizzato mezzi di proprietà del datore di lavoro.
L’inchiesta - per ripercorrerne le tappe - muove i primi passi nel 2016 (le indagini sono svolte dai carabinieri): nel gennaio del 2018 scattano 70 iscrizioni. Per 29 di quegli indagati, lo scorso settembre, vengono disposte le misure cautelari: 26 persone finiscono ai domiciliari, a tre viene imposto il divieto di dimora nel comune (misure poi sostituite dall’interdizione del lavoro). Per tutti gli altri - la Procura lo ha ribadito a chiare lettere - le misure cautelari non sono richieste perché quei dipendenti pubblici di Provincia e Genio civile hanno fatto il passo indietro. Quando sulla stampa locale si diffonde la notizia di un’inchiesta in corso sugli assenteisti, loro - ha spiegato Roberta Moramarco, il pubblico ministero titolare dell’indagine - di uscite senza strisciare il badge non se ne concedono più. Gli inquirenti , dunque, ritengono che per quei dipendenti il rischio di reiterazione del reato non esista.
Le indagini proseguono, la Procura vuole vederci chiaro sulla posizione di tutte e 70 le persone inizialmente iscritte nel registro e vuole capire se qualcun altro, magari con posizioni apicali e compiti di controllo, abbia chiuso un occhio. Chiede e ottiene una proroga e nei giorni scorsi tira le fila: 56, degli iniziali 70 indagati, si vedono notificare un avviso di conclusione indagini. Tra loro un nuovo iscritto e i 29 dipendenti pubblici che nel settembre sono stati oggetto di misura cautelare. Ciascuno, chiaramente, con un singolo profilo e precisi capi di imputazione. Quindici persone, iscritte a gennaio, escono dall’indagine.
Un piano penale, questo, della vicenda “assenteisti” a cui si affianca quello disciplinare che attiene ai provvedimenti assunti dall’ente pubblico nei confronti dei lavoratori oggetto di misura cautelare. Per 16 dipendenti in servizio al genio civile, a gennaio la Regione, da cui il genio dipende, dispone il licenziamento (cui fanno seguito i ricorsi). Altri 5 dipendenti sono stati, invece, sospesi. In Provincia, l’esito del procedimento disciplinare a carico dei dipendenti oggetto di misura cautelare ha portato al licenziamento di un lavoratore e alla sospensione da 2 a 4 mesi di altre sette.
Atti, quelli di sospensione e licenziamento, che attengono - come dicevamo - al piano della disciplina e dei contratti di lavoro (impugnabili davanti al giudice del lavoro) e cosa diversa dall’ambito penale. Su quel fronte la procura ha messo un primo punto: indagini chiuse e notifica a 56 persone. Tutte, seppur con diversi profili, indagate.
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