«Hanno oscurato la stele col nome di mio figlio, sono disgustata»
Il monumento delle vittime del molo Giano a Genova “coperto” dal mercato del pesce. Il dolore della madre di Gianni Iacoviello, la vittima di Carrara della tragedia della Torre Piloti
In quella lapide ci sono nove nomi e cognomi. Per le madri, i padri, le sorelle, i figli, le mogli sono nove volti, nove voci, nove sorrisi. Sono gli occhi delle vittime del crollo della torre dei piloti, al molo Giano di Genova il 7 maggio del 2013.
Quella lapide è stata posizionata mercoledì scorso sulla passeggiata del porto antico, a Genova. E ventiquattr’ore dopo “coperta” dai furgoni e le transenne dello street food del pesce.
Maria Stella Spanò in quella stele ha visto scolpito il nome del figlio, il sergente Gianni Iacoviello, 33 anni una passione per i Cold play e un “garbo”, un atteggiamento come si dice in Toscana, che una madre non riesce a dimenticare. Mai.
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«Quando un’altra mamma, Adele, mi ha chiamato per dirmi che la stele era stata coperta, nascosta da transenne e furgoni, io ho pianto. Non ci ho dormito la notte, Mi sono sentita delusa, schifata, choccata - racconta - Ventiquattro ore prima eravamo abbracciate davanti a quella stele, l’ammiraglio aveva parlato di un segno tangibile ricordo per tutte le famiglie, i papà con i bambini che si sarebbero passati davanti. Ventiquattr’ore prima le parole del cardinale Bagnasco ci avevano toccato il cuore. E, ora, c’era quel monumento nascosto dai furgoni del pesce».
«Mio marito è in ospedale, a Cisanello - continua - Ma ha chiamato subito la Capitaneria, abbiamo chiesto spiegazioni. Ci hanno detto che le transenne resteranno solo per la fiera del pesce, poi la stele tornerà ad essere visibile. Ci hanno rassicurato ma fa male, fa male uguale. Bastava farlo un metro più in là quel mercato e i nomi dei nostri caduti non sarebbero stati oscurati».
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Maria Stella parla e si commuove. «Il dolore adesso si è sedimentato, è lì, in fondo al cuore. Basta un nulla, basta una canzone, un profumo, e tutto viene riportato a galla, si aziona di nuovo un frullatore che ti prende il cervello».
«Mi sono fatta forza, mercoledì scorso, per andare a Genova, alla inaugurazione della stele - continua mamma Maria Stella - Dopo la seconda cerimonia, al secondo anniversario dalla tragedia, avevo smesso di andarci. Ero finita due volte al Pronto soccorso, non ce la facevo proprio, l’emozione era troppo forte. Questa volta mio marito non poteva essere presente, ho deciso di andare. E non è stato facile. In macchina quella canzone dei Cold play, il gruppo preferito da Gianni, mi ha fatto piangere. A Genova le altre mamme che come me hanno vissuto la tragedia mi hanno dato forza. Il Cardinal Bagnasco mi ha toccato il cuore».
«Anche se il dolore è sedimentato - continua mamma Maria Stella - e cacciato in fondo all’anima, io di quella notte del 7 maggio del 2013 ricordo tutto. Ricordo la telefonata dei miei consuoceri alle 23 e 15: “È successo qualcosa a Genova, partite, partite subito”. Io e mio marito ci siamo messi in macchina. I miei generi sono venuti con noi, si sono messi gli scarponi da cava: “Se c’è da dare una mano siamo pronti”. Continuavano a dirmi: Stella stai tranquilla, può darsi che Gianni sia fuori, magari è da un’altra parte. Ma io ripetevo: se è caduta la torre mio figlio è là dentro. Quei quaranta minuti di viagigo non li scorderò mai. A Genova ho capito tutto». Mamma Stella ora vede il suo Gianni negli occhi del nipotino Nicholas: «Gli somiglia, si amavano alla follia». E ha visto il nome di suo figlio nella stele, oscurata dal mercato del pesce. «E ho sentito la delusione qui, in mezzo al petto». —
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