Il Tirreno

Toscana salute

Massa, l’Ospedale del Cuore leader nel trattare gli infarti del miocardio

Il dottor Sergio Berti
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Il dottor Sergio Berti

Si tratta dell’infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto St. Quota 400 in un anno, a Terrarossa bilancio e prospettive della rete integrata

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MASSA-CARRARA. L’Ospedale del cuore e l’emodinamica punti di forza nella lotta contro l'infarto miocardico acuto: 400 casi all’anno. Se ne parlerà in un convegno in Lunigiana. Negli ultimi due anni la nostra rete, che comprende i territori della Lunigiana, dei territori di costa di Massa e Carrara e quello della Versilia, si è confermata come prima in Italia per numero di Stemi (l'infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto St) all'anno (dati dal registro nazionale della Società Italiana di Cardiologia Interventistica “Gise” 2016 e 2017), con un numero di casi costantemente sopra 400, più di uno al giorno. Nel 2006 presso la Fondazione Cnr Opa è stato realizzato un registro permanente per l’infarto acuto denominato “Matrix” in cui vengono inseriti tutti i parametri di ogni paziente giunto attraverso la rete, ad oggi oltre 4000. La nostra rete dello Stemi è stata una delle prime in assoluto nel nostro paese. Dal 2006 i dati dei tempi di diagnosi, trasporto e riapertura dell'arteria "culprit" cioè responsabile dell’infarto sono costantemente monitorati, il che è elemento chiave del mantenimento dell'efficiente funzionamento del sistema dati che saranno illustrati in un convegno regionale dal titolo ”La rete Stemi della provincia di Massa-Carrara”, promosso dalla Fondazione “Monasterio” che si terrà al Castello di Terrarossa in Lunigiana sabato 8 giugno.

L’evento, si spiega in una nota, si pone come obiettivi di rivedere criticamente le novità e le acquisizioni consolidate della terapia dello Stemi, da quella farmacologica a quella organizzativa, calando le linee guida e le indicazioni delle Società Internazionali nella nostra realtà quotidiana. Il tutto coinvolgendo tutti gli attori che quotidianamente operano nel mantenimento dell'efficienza della rete per la gestione dell'infarto miocardico acuto: medici di famiglia, del 118, distretti e presidi sanitari, case della salute. L’idea di questo evento è del dottor Sergio Berti, Direttore Unità Operativa di Cardiologia Fondazione “Gabriele Monasterio” C.n.r.- Ospedale del Cuore (Opa). «Come riportato dalle più recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia, sebbene la sua incidenza sia leggermente ma progressivamente in calo, tuttora ci dobbiamo aspettare un numero di Stemi all'anno compreso tra i 40 e i 70 casi su 100.000 abitanti. Nell'era del prepotente irrompere della cardiologia interventistica strutturale nel nostro quotidiano, il trattamento l'infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto St (Stemi) continua a rappresentare una delle più importanti sfide della cardiologia moderna. Nell'arco di pochi minuti si decide il destino di un paziente. Se non trattato in tempo l'infarto può portare all'arresto cardiaco o, in caso di sopravvivenza, a danni irreversibili al muscolo cardiaco, tali di influenzare la prognosi e la qualità della vita a medio e lungo termine 30 anni di continue innovazioni hanno portato ad una imponente riduzione della mortalità dello Stemi, sia a livello intra ospedaliero, che si attesta tra il 4 e il 12% (a seconda dei centri e delle caratteristiche cliniche di presentazione) sia ad un anno, in media del 10%. La nostra rete dello Stemi appunto – aggiunge il dottor Berti - è stata una delle prime in assoluto nel nostro Paese».

Dottor Berti lei è stato l’anima ed il principale promotore della rete per il trattamento per l’infarto miocardico acuto nella nostra provincia, qual è il significato del convegno dell’8 giugno è perché nel cuore della Lunigiana?

«Il significato è duplice, il primo è un significato celebrativo, nella primavera del 2001 quindi 18 anni fa nasceva in Lunigiana il primo embrione della rete integrata per il trattamento dell’infarto miocardico Stemi, disegnata sul modello Hub & Spoke. Rete integrata perché prevedeva l’integrazione tra cardiologie territoriali, 118 e unità di cardiologia interventistica della Fondazione C.n.r. (Opa) a quel tempo Istituto di Fisiologia Clinica C.n.r.. Negli anni successivi tale modello organizzativo si è esteso anche alla zona di costa. Il secondo significato è il desiderio e la necessità di far incontrare tutte le figure professionali coinvolte nella rete (Cardiologi, reparti di emergenza urgenza etc.) per analizzare il percorso realizzato in questi anni ed individuare azioni tese a migliorare l’assistenza del paziente colpito da infarto miocardico acuto. La Lunigiana ci sembrò la zona da cui iniziare questo percorso di trattamento innovativo sia per la distanza dall’unico ospedale dotato di sala di emodinamica Opa sia per le difficoltà che la geografia del territorio poneva e pone tutt’ora. Il supporto degli enti della Lunigiana e la riconoscenza della popolazione in quei primi anni di realizzazione della rete densi di difficoltà, è qualche cosa da non dimenticare».

Perché la necessità di creare una rete per il trattamento dell’infarto miocardico acuto e cos’è questo modello Hub & Spoke «L’infarto miocardico acuto è causato dalla brusca occlusione di un’arteria coronarica a causa della rottura di una placca aterosclerotica. Da quel momento la zona di muscolo cardiaco nutrita da quell’arteria inizia inesorabilmente a morire per mancanza di ossigeno e nutrimento. L’unico modo per interrompere il fenomeno è riaprire la coronaria e far nuovamente affluire sangue al muscolo sofferente, questo si ottiene con l’angioplastica coronarica, dilatare con un palloncino l’arteria occlusa con il risultato di riaprirla. L’infarto miocardico acuto Stemi rientra tra le patologie “tempo dipendente”. La rete per l’infarto nasce per ridurre il tempo di intervento. L’organizzazione Hub&Spoke prende origine da un modello organizzativo aeroportuale d’oltre oceano; in sintesi avere grossi aeroporti per i voli di lunga distanza (centri Hub di cardiologia dotati di sala di emodinamica in questo caso Opa) ed aeroporti più piccoli che connettono le varie aree territoriali ai grossi aeroporti (centri Spoke distribuiti sul territorio es Ospedale di Pontremoli, Fivizzano, punti 118 etc.)».

 Al dottor Sergio Berti chiediamo ancora: diciotto anni di lavoro per migliorare la prognosi dei pazienti colpiti da infarto, quali considerazioni?

«In tutti questi anni abbiamo assistito alla capacità di fornire un intervento tempestivo ad un numero via via crescente di abitanti della nostra provincia, se nei primi anni 2000 riuscivamo a curare poco più di 50 pazienti l’anno attualmente curiamo circa 400 pazienti l’anno, il numero è influenzato anche dal fatto che la rete si è estesa alla Versilia. Questo dato fa della Cardiologia della Fondazione C.n.r. dell’Opa il primo centro in Italia per numero di interventi su pazienti colpiti da infarto trattati. Un risultato di cui il nostro territorio deve sentirsi orgoglioso, frutto dell’impegno di tutte le figure professionali presenti al convegno dell’8 giugno a Terrarossa in Lunigiana. Nel 2006 presso la Fondazione Cnr Opa è stato realizzato un registro permanente per l’infarto acuto denominato “Matrix” in cui vengono registrati tutti i parametri di ogni paziente giunto attraverso la rete, ad oggi oltre 4000. Ci sono naturalmente degli aspetti che devono essere migliorati, per esempio il tempo che intercorre tra comparsa dei sintomi e chiamata delle unità di soccorso non è cambiata, cioè non siamo stati capaci di far migliorare la presa di coscienza della popolazione circa l’importanza del dolore toracico. Il messaggio è che quando abbiamo un dolore al torace è necessario chiamare le unità 118, è preferibile fare un elettrocardiogramma per nulla che non il contrario». 

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