Il Tirreno

Il disastro della Ricicleria: tra buchi, fango e cumuli di rifiuti

Manuela D’Angelo
Il disastro della Ricicleria: tra buchi, fango e cumuli di rifiuti

Porzano: «È una vergogna, ma voglio farla ripartire» Iinvestirà 500mila euro, vinto bando regionale da 1,8 milioni

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Benvenuti alla ricicleria di Massa, 800 metri quadrati di capannoni inagibili, in piena zona industriale, abbandonati a loro stessi, intonaci a caduta libera, buche nei pavimenti, ammassi di oggetti vecchi mai riciclati, accantonati in luoghi diventati più discariche che non magazzini.

«Una vergogna, non ho altre parole» dice il presidente di Asmiu Lorenzo Porzano, che ha deciso di partire dalla ricicleria di Massa per inculcare nei cittadini massesi l’idea del rifiuto come risorsa, risparmio e ricchezza. È lui, Porzano, che invita Il Tirreno all’interno della ricicleria, per un tour tra il degrado. «Dovete indossare i caschetti gialli di protezione, perché in alcuni punti è possibile che cada dell’intonaco dai soffitto» dice mentre ci accompagna all’interno del primo capannone. L’entrata è sbarrata e c’è un cartello di “pericolo”: «Qui dentro c’era il vecchio mercatino del riuso- racconta Porzano- ma credo sia chiuso da anni. È tutto inagibile».

Davanti a noi una distesa di vecchi materiali, legname, specchi, una poltrona, copertoni di tir. Tutte cose che qualche coscienzioso cittadino aveva portato alla ricicleria, pensando che sarebbero state smaltita. Invece tutto è ancora lì.

«Sogno una ricicleria aperta 24 ore al giorno- dice Porzano- pulita, ecologica, accogliente e didattica, per i ragazzi delle scuole». Invece la ricicleria oggi è tutt’altro che accogliente: il lavoro dei cassoni, grossi mezzi con bracci meccanici che prendono e posizionano il rifiuto a seconda della tipologia, avviene esclusivamente all’esterno, nel piazzale, perché i capannoni non sono più utilizzabili. Gli operai lavorano sotto la pioggia, e lo stesso rifiuto sta alle intemperie, senza contare che parte del piazzale non è asfaltato e i cassoni si muovono tra fango e poltiglia varia, spesso non riuscendo neanche a spostarsi. Una grossa catena con lucchetto “protegge” il secondo capannone: dentro ancora ammassi di oggetti, materassi, scrivanie, sacchi pieni di vernici.

«Qui dentro una volta i mezzi di Asmiu entravano per caricare i rifiuti, poi un muletto ha rotto il pavimento e ora c’è un buco», spiega sempre Porzano. Il buco è coperto da un lungo tavolo di plastica, il presidente lo scansa, ci mostra la voragine e poi ci si infila dentro per darci l’idea della sua profondità, circa 1,5 metri. Non è finita: i capannoni hanno tutti i pannelli fotovoltaici, comprati con finanziamenti pubblici, ma mai utilizzati. I sei dipendenti di Asmiu in forze alla ricicleria non hanno uno spogliatoio, non possono cambiarsi la divisa di lavoro, né farsi una doccia a fine turno.

La nuova amministrazione di Massa però ha vinto un bando regionale per la raccolta differenziata: di 5 milioni di euro a disposizione, 1,8 arriveranno nel capoluogo e Porzano sa già come investirli: «500mila euro andranno nella ricicleria, il resto nel nuovo servizio di raccolta differenziata cittadina. Questi soldi- spiega- ci serviranno per sistemare l’esterno del piazzale e ristrutturare i capannoni. Al loro interno verrà il mercatino del riuso, per scambiarsi vecchi oggetti, le botteghe artigiane del riuso, dove gli anziani artigiani, o chiunque sappia ancora fare un mestiere possa ridare vita alle cose vecchie, una sala dedicata alla didattica per accogliere le scolaresche e infine un’ala della ricicleria aperta h/24, monitorata da telecamere, a cui poter accedere in ogni momento del giorno e della notte, attraverso codice fiscale, per depositare i propri ingombranti, o elettrodomestici. Il mio sogno?- conclude Porzano- mantenere intatto l’ingresso antico della ricicleria, perché è un esempio di altissima architettura industriale». —

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