Il Tirreno

L'appello ai sindaci di Massa e Carrara: «Silenzio sull’amianto dura da 15 anni, aiutate gli operai»

Libero Red Dolce
L'appello ai sindaci di Massa e Carrara: «Silenzio sull’amianto dura da 15 anni, aiutate gli operai»

La lettera della nipote di un ex dipendente del Nuovo Pignone. «Si sono ammalati, le istituzioni non li possono abbandonare»

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CARRARA. Ha atteso una settimana. Poi altri quattro giorni. Nemmeno dovesse arrivare su carta intestata la sua lettera ai sindaci di Massa e Carrara per chiedere una parola, un cenno, a sostegno della difficile battaglia personale e sociale dei 21 ex operai del Nuovo Pignone chiamati a pagare 95mila euro di spese legali all’azienda per le cause sul danno morale dovuto all’esposizione all’amianto. Il tempo lo ha dato. Ma la politica non le ha risposto e così Giulia Lazzerini, nipote di Giancarlo, morto per un carcinoma ai polmoni dopo 40 anni a lavoro, affida le sue parole a Il Tirreno.

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E sono verbi taglienti, considerazioni amare. Una miscela di affetto e rabbia; il primo per il nonno e i suoi colleghi, il secondo per l’inerzia delle istituzioni. Le due mail sono stata inviate a Francesco De Pasquale e Francesco Persiani. Una ciascuno, uguali. Giulia interloquisce come li avesse di fronte: «So per certo di non raccontarle di fatto nulla di nuovo, che questa vicenda le sarà senz’altro familiare perché, ad oggi, la conta delle vittime di questa silenziosa strage avvenuta nelle sue zone è di quasi 140 ex operai del polo industriale tra Massa e Carrara. Alcuni di loro sono morti o si sono ammalati di mesotelioma pleurico, una patologia talmente rara da colpire solo 3,6 persone ogni 100.000, direttamente riconducibile all’esposizione diretta con amianto in forma volatile. Solo sul suo territorio i casi di questa patologia sono già a quota 10. Sono convinta egregio, che lei come me, poco creda al caso e alla sfortunate coincidenze».

Parla per sé, Giulia, e così parla per tutti. E richiama le istituzioni al dovere quantomeno della presenza, dato che proprio da un’aula istituzionale l’avvocato Nicoletta Cervia e le 21 famiglie hanno lanciato l’appello per la raccolta dei soldi. Un crowdfunding sulla piattaforma Gofundme chiamato “Davide contro Golia”. «Scrivo per chiederle chiarimento in merito alla posizione del suo comune nei confronti della “mia” vicenda e di una collettività profondamente ferita. Persone che nella giornata di mercoledì 3 aprile, si sono recate presso il comune di Carrara, nella speranza di ricevere aiuto e risposte, una parola di conforto e hanno trovato il silenzio. Un silenzio che dura da ormai 15 anni, dove nessuna delle precedenti amministrazioni, né la sua hanno mai preso una posizione netta in difesa dei propri cittadini e del territorio. Non vi era lei, né esponenti politici e ancora più strano, nessun sindacato. Il nostro avvocato ha chiosato purtroppo la vostra assenza con “non siamo politicamente interessanti”. Mio nonno non era e non è un manifesto o una leva per accaparrarsi la simpatia degli elettori e non deve diventarlo, ma merita insieme a tutte le altre vittime, considerazione e rispetto da parte delle istituzioni. Decise di correre i rischi che una battaglia legale contro un gigante industriale prevede, pur di seguire quella sua naturale inclinazione alla giustizia. Dei carrarini mi è sempre stato detto che nonostante basino la loro economia sulla fredda pietra calcarea, hanno un cuore grande e non si tirano mai indietro di fronte alla necessità».

«Questa mail ha il fine di sollecitare una sua risposta esaustiva e spingere la sua amministrazione ad un più concreto aiuto verso la parte lesa di questa triste vicenda. Non permetterò altre speculazioni sulla morte di mio nonno. Non accetterò di attendere altri 15 anni per avere il sostegno della comunità che si presenta alla porta solo quando ci sono tasse e contributi da versare. Intraprenderò qualsiasi strada utile e legale al fine ultimo di guidare l’opinione pubblica a prendere atto di ciò che sta accadendo qui ed oggi». Chi ha orecchie per intendere... —
 

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