Il Tirreno

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«Salvare i ponti storici e proteggere la città: ecco come fare»

Gli ambientalisti rilanciano la loro idea di realizzare ravaneti-spugna in grado di dare un contributo drenante in caso di alluvioni

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CARRARA. «Salvare i ponti storici e proteggere Carrara dalle alluvioni è possibile». Lo sostiene Legambiente nel suo corposo documento inviato alla Regione e al Comune, nel quale esamina uno a uno i ponti e le loro criticità e avanza proposte praticabili per risolverle.

«L’unico ponte da rifare sarebbe quello sul torrente Gragnana, alla Lugnola non c’è alternativa al suo rifacimento, con maggiore larghezza - si legge nella nota degli ambientalisti - Gli altri ponti storici del centro si salverebbero, compresi il ponte Forti e il fabbricato Forti sospeso sull’alveo. Si salverebbe anche il ponticello medievale di Groppoli, del quale (sebbene abbondantemente superabile dalle piene) Legambiente chiede il mantenimento, adottando, in caso di allerta, rigorose misure di Protezione Civile per la parte più bassa del vicolo di Groppoli e di via S. Piero».

«Prendendo spunto dal ruolo protettivo svolto dai ravaneti –accertato dall’aggiornamento dello studio idrologico– Legambiente ripropone la realizzazione dei ravaneti-spugna (costituiti da sole scaglie, senza terre) che, assieme agli invasi di laminazione montani, sottrarrebbero ingenti portate di piena al centro città - prosegue la nota - A tal fine, pertanto, rinnova al Comune e alla Regione la richiesta, già avanzata tre anni fa, di uno studio volto a individuare la miscela granulometrica ottimale per potenziare al massimo la capacità assorbente dei ravaneti».

Legambiente rimprovera però l’amministrazione comunale «che starebbe continuando a funzionare come una “fabbrica del rischio alluvionale”. Come può, infatti, il Comune consentire il riempimento degli invasi esistenti nelle cave dismesse (che gli industriali utilizzano come discariche), proprio mentre la Regione si accinge a realizzare invasi montani? Come può continuare ad autorizzare l’abbandono di milioni di tonnellate di terre al monte, andando in direzione contraria alle indicazioni della relazione Seminara di rimuovere le terre dai ravaneti ? »

«Occorre dunque che l’obiettivo della riduzione del rischio entri a far parte della cultura e dell’operato quotidiano di tutti gli uffici comunali: servono chiare direttive per la pianificazione e per le prescrizioni da impartire alle cave e ad ogni altro intervento. Infine Legambiente ricorda che, quando tutti gli interventi idraulici saranno conclusi e la città sarà più sicura, ci ritroveremo con un Carrione in uno stato ancor più desolante di oggi: ingabbiato in sponde verticali in cemento. Avanza perciò fin d’ora proposte per recuperare una grande ricchezza: un fiume rinaturalizzato, un intero ecosistema, ma anche un luogo fruibile per tutti». —



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