Il presidio
Cave: sì a 13 milioni di tonnellate da escavare, ma prima servono i piani di bacino
Il Comune attiva la procedura per approvarli. E il sindaco assicura: valorizzare l’estrazione ma nel rispetto dell’ambiente
L’argomento è per addetti ai lavori, ma a sintetizzare i concetti ci pensano i numeri. E in questo caso il numero è 13 milioni. Sì perché 13 milioni sono le tonnellate di marmo che, in quel di Massa, possono essere estratte dalle montagne nei prossimi 20 anni. Da questo 2019 al 2038. A definire la cifra la Regione che, valutata l’escavazione media degli ultimi 5 anni e la tipicità del territorio, ha stabilito quanto materiale possa essere escavato in ciascun comune. Se quindi 13 milioni di tonnellate di marmo possono essere estratte, adesso si tratta di assegnarla quella possibilità e distribuirla bacino per bacino e cava per cava. Per farlo, però, sono necessari - e qui si entra nel tecnico - i Pabe, i piano decennali attuativi di bacino estrattivo. E a Massa di bacini, per un totale di 17 cave attive, ce ne sono nove, nonostante in due di questi (quello della Brugiana e quello del Carchio) di attività estrattive non ce ne sia neanche una.
I Pabe, per semplificare, individuato un bacino, vale a dire un insieme di cave nelle stessa zona geografica e della stessa tipologia, quel bacino lo disciplinano tracciandone le caratteristiche geologiche, morfologiche, idriche, idrogeologiche e paesaggistiche. Poi, a quadro definitivo, delineano quantità e modalità di estrazione. Una sorta di regolamento urbanistico per le cave cui si devono attenere i singoli piani di coltivazione presentati dalla aziende interessate ad estrarre o che già estraggono in quell’area. Per stendere i Pabe, i tempi sono strettissimi: la Regione, dopo aver concesso una proroga ai comuni, ha fissato come data ultima il prossimo 5 giugno. E di lavoro da fare - lo ammette lo stesso sindaco Francesco Persiani- ce n’è ancora parecchio. Anche se - il primo cittadino ci tiene a sottolinearlo - la priorità sarà data ai bacini con maggiore urgenza. Sì perché se il Pabe non c’è, chi ha l’autorizzazione all’escavazione in scadenza non se la vede rinnovare. Chiaro, quindi, che i primi piani saranno proprio quelli che interessano bacini con autorizzazioni prossime al termine. E in particolare il bacino di Gioia, l’unico “industriale”, vale a dire l’unico che non sia contiguo al parco delle Apuane. In ogni caso , l’amministrazione - e il sindaco lo ribadisce - non evidenzia rischi chiusura, nè qualche imprenditore, diversamente da quanto accade a Carrara, quel rischio l’ha paventato.
Il percorso per l’approvazione dei Pabe prevede - spiega l’architetto Lorenzo Tonarelli, del settore pianificazione - momenti di partecipazione, con la possibilità di presentare osservazioni. Il percorso è già in essere. La stesura del quadro conoscitivo è a buon punto. Parola del professor Luigi Carmignani e del geologo Vinicio Lorenzoni del centro di geotecnologie dell’università di Siena. Centro a cui quella stesura è stata affidata (dalla precedente amministrazione). Il 9 aprile, proprio nell’ambito del percorso partecipativo, i Pabe saranno spiegati ai cittadini in un incontro pubblico in sala consigliare. Il sindaco Persiani sa bene che «i tempi sono stretti», ma sottolinea la sua soddisfazione «per l’avvio del procedimento. Quando ci siamo insediati - rimarca - su questo fronte eravamo all’anno zero». Del resto - rincara Fabio Mercadante, dirigente del settore - «Firenze non ci ha aiutato perché il piano regionale cave, che avrebbe dovuto entrare in vigore il 31 dicembre scorso, non è ancora stato approvato anche se è stato indicata la quantità massima di materiale escavabile». Quei 13 milioni di tonnellate.
Se i tempi sono stretti, l’amministrazione si impegna a fare il prima e meglio possibile «ponendo attenzione al valore marmoreo della Apuane con una approfondita pianificazione, a garanzia della sostenibilità. Cercheremo - sintetizza Persiani- la tipologia più consona di coltivazione in base alla geomorfologia e alla consistenza dei giacimenti».
Tempi stretti e l’obbligo di adeguarsi alle decisioni già prese dai Comuni con cui con cui “condividiamo” alcuni bacini, nel caso quei Comuni siano stati più solerti:« Ci sono bacini - spiega l’assessore all’ambiente Paolo Balloni - che eccedono i nostri confini comunali ed entrano in quelli di Arni, Minucciano, Carrara o Stazzema. In quei casi, se il bacino è già stato normato dai Comuni confinanti, a noi non rimane che adeguarci alle decisioni». Materia tecnica e tempi stretti, adesso rimane da capire se quelle 13 milioni di tonnellate saranno distribuite tra le 17 cave attive o se qualche altra, come ha fatto già intuire l’amministrazione, aprirà i battenti. —
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