«Mio padre, sorvegliante girava tra tutti i reparti Nessuno avvisò dei rischi»
carrara. A portare avanti un’eredità così non ci vorrebbe stare nessuno. Eppure sono in platea, quando tutto potrebbero averlo messo alle spalle. Ma un padre che muore, dopo un carcinoma e altri due tumori, non può riposare tranquillo. Soprattutto se lui il saldatore non l’ha mai fatto.
Situazione particolare quella di Mario Lobascio, padre di Lorenza, ieri in sala con le altre famiglie e operai. Era un sorvegliante tra gli anni’50 e’80. «Era considerato un operaio tecnico, ma girava dappertutto. Si ammalò di carcinoma polmonare ma nel processo penale fu ritenuto causato dalle sigarette», spiega Lorenza.
Fumava Mario. E girava tra le campate. Nella nebbia della molatura, “la nebbia in val Padana” come la chiamavano gli operai. «Dopo la perizia medica furono mandati alcuni vetrini all’univeristà di Padova dalla professoressa Calabrese. E un esame riscontrò la presenza di fibre d’amianto. Il consulente del tribunale riconobbe la presenza ma disse ritenne che non fu sufficiente a causare la malattia», spiega l’avvocato Nicoletta Cervia.
Sembra incredula Lorenza a risentire la storia di suo padre mentre esce dalla bocca dell’avvocato. Ebbe straschici non indifferenti, ha sofferto moltissimo. Gli fu asportato un pezzo di polmone, ma poi aveva bronchiti croniche».
Nè a lui né alla sua famiglia sono toccati risarcimenti. E ora c’è la grana delle spese legali. «La cosa che più non riesco a capire è che in tanti anni di lavoro a mio padre nessuno ha mai detto mettiti una mascherina. Sì, era un sorvegliante, ma girava tra i reparti. Ci stava tantissimo, in ognuno. Ha respirato quello che hanno respirato tutti gli altri». –
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