Il momento d’oro della Lega: la sezione Massa "alla conquista" di Firenze
Il partito apuano acquista forza regionale e cresce il peso di Andrea Barabotti. Tra gli obiettivi rafforzarsi a Carrara e in Lunigiana. E presto ci sarà il congresso
MASSA-CARRARA. Non c’è animale mitologico più dell’Araba Fenice che meglio descriva la Lega. Questa, come l’animale egizio risorse dalle sue ceneri, è stata capace di rinascere da un disfacimento. Il suo. E ora che la sua propaggine massese si ritaglia un posto di primo piano nel nuovo corso di destra toscano – spiegheremo perché – non c’è momento più interessante per misurarne prospettiva e durata del volo.
Nell’estate del 2018 le elezioni in città furono vinte da una coalizione di destra guidata dal partito leghista. Non fu Francesco Persiani, candidato sindaco; Andrea Cella, instancabile segretario provinciale della Lega; Stefano Benedetti, volto sempiterno della destra apuana, a vincere le elezioni. Né tantomeno altri pesi piuma, medio o massimi del mondo al servizio di “Dio, Patria e Famiglia”. Le elezioni le vinse Matteo Salvini. Due visite in città, un crescendo di consapevolezza e assenso. Trionfante, come pochi mesi prima alle politiche. Per paradosso, il partito del federalismo vinse grazie alla luce che il suo segretario irradiò dal tanto disprezzato centro verso ogni periferia. Ombra delle apuane compresa.
La Lega condusse il gruppo alla vittoria, portando per la prima volta i suoi sul banco dei consiglieri: non uno, una decina. Piazzando una serie ipoteca, riscossa, sulla nascente giunta. Al civico Persiani, fu affiancato l’antico militante Guido Mottini, vicesindaco colmo di deleghe, assessori-segretari come Cella (pur montignosino) e almeno un assessorato d’area. Solo Marco Guidi, vicesindaco anch’egli, Fratelli d’Italia, fu espressione di un altro partito nell’amministrazione cittadina. Il resto società.
Il partito cresciuto nell’entusiasta attivismo quasi missionario e utopico delle origini, in piena terra d’orgoglioso antifascismo, ora doveva passare dall’immaginario dell’oppositore negletto alla fatica di farsi motore nella gestione della macchina amministrativa. Energie da riposizionare, da collocare sul nuovo fronte. Tanto ha girato a vuoto.
In nove mesi questo dispendio importante ha consumato le ali di quello che sembrava l’uomo in ascesa del partito: Guido Mottini. Passato da vicesegretario regionale, poi vicesindaco, a persona non gradita, in piena collisione con la giunta Persiani. Che lo ha silurato, insieme all’assessora Eleonora Lama, senza troppa urbanità. Come una supernova, Mottini si è acceso e spento in fretta e furia. E il partito non solo non ha speso mezza parola per difenderli. Anzi, li ha sostituiti di concerto col sindaco. Eppure la sua presa sul governo della città è più forte che prima.
Due nuovi assessori Paolo Balloni e Veronica Ravagli una nuova consigliera, tutti gravitanti nella sfera di Barabotti, Andrea Barabotti. Non uomo nuovo del partito, l’uomo del momento. Compagno della numero uno leghista toscana Susanna Ceccardi- i due aspettano un figlio - fresco coordinatore regionale, Barabotti è adesso la punta di diamante della selezione verde apuana. Voci interne alla Lega scommettono forte su una sua consigliatura alle regionali 2020, quelle che la Ceccardi conta di vincere. Post rossi, post Rossi.
Federazione piccola ma combattiva, la lega provinciale sconta ancora un forte sbilanciamento sul capoluogo.
Dove marmo e 5 Stelle splendono, il leghismo stenta. Ancora senza un circolo - che si costituirà a breve – la lega carrarina si organizza sotto la spinta dell’imprenditore del gelato Nicola Pieruccini, presidente della Associzione italiana gelatieri, commissario in città. Senza consiglieri, le elezioni a Carrara precedono il miracolo salviniano, qui la Lega ha faticato a incontrare attivisti volenterosi come quelli massesi. Ma “il vento sta cambiando” e grazie anche all’oscuro lavoro del responsabile organizzativo Cesare Gambari,un gruppo va formandosi. Ma è giovane e ancora molto marginale nel dibattito politico.
Anche in Lunigiana, dove si va a votare tra poco in nove comuni, la Lega probabilmente fornirà due o tre nomi di candidati: Fivizzano forse, Filattiera di sicuro. A metà tra civismo e tessera. Qui la militanza, concetto che la Lega “nova” ha portato in blocco dal ‘900 stenta, con la rada manovalanza di partito che soffre un territorio con riti e convinzioni più resistenti alla penetrazione del Carroccio. Buoni risultati alle politiche, alle amministrative qualche timore di un arretramento.
Le prospettive sono discrete però. La Lega che vince d’opinione, tradendo un po’ le origini, qui lavora forte sulla militanza, come da credo del segretario provinciale Cella. Per farsi trovare pronti con uomini e donne quando il vento dovesse soffiare meno forte sulle vele di Salvini. Ed è probabile che dopo le elezioni arrivi un congresso con Nicola Martinucci, consigliere molto attivo a Massa, come nome più papabile per il dopo Cella.
Tra quest’ultimo, Barabotti, la forte amicizia con la consigliera regionale di Massarosa Elisa Montemagni, la Lega massese si prepara a contendere centralità alle altre federazioni in caso di Ceccardi 2020. C’è da sgomitare, che le periferie centrali sono tante, ma per adesso il mito dell’unità regge alle prove centrifughe che tanto hanno scombussolato la sinistra. —
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