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In pensione anticipata ma l’Inps sbaglia i calcoli

Libero Red Dolce
In pensione anticipata ma l’Inps sbaglia i calcoli

Un uomo resta per sei mesi senza lavoro e contributi, l’ente aveva dato l’ok alla domanda. Risarcito con 10mila euro

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massa. Aveva chiesto all’Inps se avesse i requisiti per richiedere la pensione anticipata e dall’ente era arrivato l’okay: peccato però che gli mancassero ancora 95 settimane e così non solo è tornato a lavoro, ma si è trovato con 6 mesi senza lavoro, contributi e retribuzione. Così ha fatto causa all’ente previdenziale e ha vinto. Il giudice del lavoro Augusto Lama gli ha dato ragione e così l’Inps ha dovuto riconoscergli 10mila euro di pagamento per quel periodo rimasto scoperto.

Nella sentenza il giudice individua la causa in «un evidente errore compiuto dalla dirigente dell’Inps nel calcolo preciso delle settimane contributive maturate dal ricorrente durante il periodo di attività lavorativa svolta in Belgio dal mese di gennaio dell’anno 1972 al mese di dicembre dell’anno 1981, indicate, o confermate, erroneamente nel numero di 565, anziché nel corretto numero di 483».

Il signor Pietro Giannacini, di 67 anni, si era rivolto al patronato Epas con l’intenzione di verificare la sussistenza dei requisiti adatti per andare in pensione dopo una vita a lavoro. Il patronato parla con Inps e dà lì riceve il via libera: il lavoratore ha perfezionato il requisito contributivo sufficiente per l’accesso al trattamento di pensione di anzianità anticipata. In realtà non era così e la brutta scoperta arriva qualche tempo dopo.

Giannacini però, fidandosi, appena ricevuta la risposta comunica all’azienda per la quale lavorava le sue dimissioni. E, contestualmente, invia all’Inps la richiesta per la pensione anticipata. Si prepara insomma a godersi il meritato riposo.

Passano due mesi e dall’Inps arriva un’antipatica sorpresa. Una lettera nella quale respinge la domanda , comunicando stavolta, e questa volta correttamente, i dati reali della sua posizione contributiva, dai quali emergeva che non erano stati maturati i requisiti. Giannacini è in un limbo. E ci deve restare per sei mesi: senza pensione, senza contributi e incerto sulla possibilità di maturarli. Una sorta di mini esodato beffato.

Si affretta a tornare dal datore di lavoro e gli spiega le peripezie che gli sono capitate. Siamo già al febbraio del 2014, dunque per sei mesi non ha potuto lavorare.

Viene ripreso e così, dal marzo 2014 all’agosto 2015, lavora e matura finalmente in contributi tanto agognati.

Per ottenere giustizia si rivolge al tribunale facendo causa all’Inps. E alla fine, dopo qualche anno, viene risarcito con 10mila euro. L’ente dovrà anche pagare le spese legali. —

Libero Red Dolce

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