Omicidio Casonato, la pm chiede 20 anni La difesa: «Assolvetelo, fu una trappola»
Marco è accusato dell’omicidio del fratello Piero nel 2017 a villa Massoni. La procura ha chiesto il massimo della pena
massa. Dopo cinque ore di discussione non è arrivata ancora la parola fine sul caso dell’omicidio di Piero Casonato per il quale è accusato il fratello Marco Casonato. Di fronte al gip Ermanno De Mattia, il processo si è svolto con la formula del rito abbreviato e le richieste di accusa e difesa non potrebbero essere più lontane: la pm Alessia Iacopini ha chiesto il massimo della pena, 20 anni; l’avvocato difensore, Riccardo Balatri, invece ha chiesto l’assoluzione.. La pm ha dunque confermato quanto era emerso durante le varie udienze del processo. Raccolti gli elementi e messe in fila le prove, a suo avviso sono le testimonianze dei quattro operai sinti uno degli snodi dirimenti dell’intera vicenda. Questi, fin dai giorni successivi all’omicidio, che risale al primo novembre del 2017, hanno raccontato che Marco Casonato accelerò volontariamente con l’intenzione di uccidere il fratello Piero che invece era a piedi. Il tutto scaturito da una discussione, seguito di un’altra avvenuta qualche giorno prima sempre a Villa Massoni, proprio per la gestione del bene storico in mano ai due fratelli.
E dunque ritiene attendibili, al contrario di quanto invece sostenuto nel corso del dibattimento dalla difesa, la versione degli operai.
Ci sono poi le perizie sull’automobile e una serie di altri elementi, citati dalla pm durante la sua requisitoria, a puntellare il suo ragionamento. E dunque massimo della pena. Trattandosi di omicidio doloso, cioè quello compiuto volontariamente, in questo caso aggravato dal vincolo di parentela, la pena massima prevista è di 30 anni. Considerando il rito abbreviato, la pena è ridotta di un terzo. E così si arriva ai 20 anni richiesti.
Al contrario, per la difesa, considerati anche i precedenti di alcuni dei testi, la dinamica dei fatti è completamente diversa. Marco Casonato, come l’avvocato Balatri ha tentato di dimostrare diverse volte nelle varie udienze, sarebbe stato vittima di un agguato quel primo novembre. Un tentativo di farlo cadere in una trappola, con gli operai appostati pronti a colpirlo. Insomma, per la difesa la morte di Piero sarebbe stata causata da un tentativo di fuga di Marco, che cercando di scappare con l’auto lo avrebbe involontariamente investito.
Marco Casonato avrebbe, secondo questa ipotesi, subìto negli anni la personalità aggressiva del fratello. E che di trappola si sia trattato, lo proverebbero anche alcune foto scattate dallo stesso Marco quel giorno.
La decisione del giudice Ermanno De Mattia è attesa per il 5 aprile prossimo, con l’udienza fissata per le 10. Sarà la parola definitiva sul caso di fratricidio che da oltre un anno viene sviscerato in tribunale. Ma, c’è da scommetterci, un secondo dopo la pronuncia del giudice partiranno i ricorsi in appello. —
Libero Red Dolce
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