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il caso 

Manico di carriola in una gamba ma le lesioni colpose non ci sono

Chiara Sillicani
Manico di carriola in una gamba ma le lesioni colpose non ci sono

Il giudice di pace ha assolto chi ha lasciato l’attrezzo in strada: la responsabilità non c’è. Gianmarco Rava, avvocato del motociclista ferito, presenta ricorso in Cassazione

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MASSA. Secondo il giudice di pace le lesioni colpose gravi non ci sono perché - spiega - non c’è l’elemento soggettivo del reato, la colpa. Di tutt’altra opinione Gianmarco Rava, avvocato di parte civile: per lui quelle lesioni, causate dal manico di una carriola conficcato in una gamba, ci sono eccome. Tanto da sollevare il caso di fronte alla Corte di Cassazione cui ha presentato ricorso.. La vicenda risale a sei anni fa: la mattina del 3 settembre 2013, a pochi minuti dalle 9, Simone Tognarelli è in sella alla sua Harley Davidson. Sta percorrendo via San vitale, a Mirteto, per raggiungere il luogo di lavoro, quando nota un ostacolo sulla carreggiata. È una carriola, carriola - aggiunge l’avvocato Rava - «arrugginita e con il manico sinistro sprovvisto dell’impugnatura in plastica». Il motociclista ci prova ad evitare l’ostacolo, ma nonostante una velocità ridotta (il perito l’ha stimata in circa 35 chilometri orari) non ce la fa: quel manico in ferro si conficca nella sua gamba, all’altezza del muscolo tibiale.

Tognarelli - ricorda l’avvocato - riesce a fermare la motocicletta trascinandosi dietro la carriola. Per liberarlo servono i vigili del fuoco: con le cesoie idrauliche tagliano il manico. Il motociclista viene trasportato al pronto soccorso e subisce un primo intervento (verrà sottoposto ad altri due). Perchè si riprenda serve più di un anno (il perito nominato dal giudice stimerà i giorni di inabilità in 420).

Per l’accaduto, nel novembre del 2013, il motociclista presenta una querela. Il pubblico ministero emette decreto di citazione a giudizio e davanti al giudice di pace si ritrova Alessandro Bertoneri, l’uomo che a settembre, mentre potava la siepe della sua proprietà, ha lasciato la carriola in strada. Gli vengono contestate le lesioni colpose gravi: il motociclista si costituisce parte civile e richiede il risarcimento del danno.

Il giudice affida due perizie: una sulla dinamica dell’incidente e una medico legale per valutare le eventuali lesioni riportate da Simone Tognarelli.

Sentiti anche alcuni testimoni, arriva la sentenza di assoluzione: il giudice esclude il reato di lesioni colpose perché ritiene che non si configuri la colpa (elemento indispensabile perché sussista il reato di lesioni colpose). La parte civile e la procura decidono, però, di sollevare la questione di fronte alla Suprema Corte. Ritenendo che il reato di lesioni colpose sussista, presentano, infatti, ricorso alla Cassazione chiedendo che riformi la sentenza emessa dal giudice di pace.

Gianmarco Rava, avvocato di parte civile, in particolare, chiede alla Corte di Cassazione di valutare, in relazione alla sentenza emessa, l’applicazione dell’articolo 21 del codice della strada (che riguarda la presenza di ostacoli sulla carreggiata) e di valutare anche «l’esclusione dell’elemento soggettivo della negligenza o colpa generica». Il legale chiede «l’annullamento della sentenza di primo grado». Adesso a pronunciarsi dovrà essere la Suprema Corte. —


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