La strage infinita, altri 4 ex operai Pignone col mesotelioma: faranno causa
Dieci i casi totali conosciuti su 700 operai: la malattia in media colpisce 3,6 persone su 100mila. La figlia di uno di loro: «Mio padre sei mesi prima di morire giocava a tennis».
MASSA. Altri quattro lavoratori in servizio al Nuovo Pignone tra gli anni sessanta e novanta sono stati colpiti dal mesotelioma pleurico, il tremendo e raro tumore spesso associato all’esposizione da amianto. Arriva così il decimo caso - tra quelli a noi noti - su 700 operai impiegati nell’azienda, per una malattia che in Italia colpisce 3,6 persone su 100mila. Le proporzioni parlano chiaro: per mantenerle, gli operai impiegati al Pignone avrebbero dovuto essere 277mila. E altrettanta chiarezza pretendono tre dipendenti e le loro famiglie - uno di loro nel frattempo è deceduto per la malattia - con la decisione di portare in tribunale Nuovo Pignone per chiedere un risarcimento.«Una vita di paura», dicono tutti i pensionati che hanno lavorato in azienda.
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Ogni annuncio di una malattia di quelli che sono colleghi, amici, è un doppio tuffo al cuore: è toccato a lui, dopo toccherà a me? Adesso per altri quattro di loro non è più un’inquietante possibilità. È una certezza. E c’è il precedente degli altri ammalati: sei mesoteliomi, sei funerali. La peste dei saldatori. La gran parte di loro lavorava con smerigliatrici e saldatrice a temperature altissime. Amianto negli elettrodi, amianto per riparare il corpo dal calore. Amianto nei polmoni.
Ad agosto giocava a tennis, nuotava, andava in bici. A novantanni. Il mese dopo era con un piede nella fossa, i polmoni affaticati a fare persino un passo in più. Niente faceva prevedere una malattia in quel vigoroso uomo dalla folta chioma bianca. Aladino Lori nel 2006 aveva perso la moglie, ma aveva scelto di continuare a vivere da solo. «Non dormiva da noi - racconta la figlia Patrizia Lori - mi diceva sempre: "ho casa mia, perché devo venire da te?". Mangiava sempre con noi, uscivamo insieme, ma la sua indipendenza non l’ha mai persa. E mi creda, nessuno avrebbe potuto dire di trovarsi di fronte a un uomo di 90 anni».
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Il male lo scopre a metà settembre 2018: di colpo ha problemi a respirare. Dalla tac non si capisce bene, ma la pet non lascia spazio a dubbi. A dicembre è già tutto finito, Aladino si arrende. «La malattia l’ha consumato, era irriconoscibile. E c’è chi mi viene a dire "cosa volevi, aveva 90 anni..."». Patrizia non vuole subire. Non vuole che si possa vivere in un mondo che accetta come normale una fine così. «Magari sarebbe stato con noi solo per un anno. Ma non doveva morire soffrendo così».Qualche tempo prima gli avevano trovato delle placche pleuriche, lesioni della membrana che riveste i polmoni. Non era certo il primo ad averle avute tra gli ex Pignone. Non si può dire che non fosse preoccupato; ma a queste cose, per sopravvivere, per non impazzire, un po’ il callo lo aveva fatto. «Un giorno, un mese prima di aggravarsi, è uscito ed è tornato alla sera. Al mattino aveva un funerale di un compagno di reparto. Al pomeriggio un altro», racconta Patrizia.
Siamo probabilmente di fronte al picco della malattia tra i lavoratori. O lo si sta raggiungendo. Le malattie come il mesotelioma pleurico hanno un lunghissimo tempo di latenza, si manifestano cioè a distanza di decenni dall’esposizione, persino dopo 50 anni. E insorge con più frequenza nelle persone con più di 50 anni. Difficile dire se questi quattro saranno gli ultimi ad avere la diagnosi. L’unica sicurezza è che in tanti dormiranno meno sereni, se possibile.Tra i lavoratori del Nuovo Pignone non è mai stato fatto uno studio epidemiologico. Il dato in sé - i dieci casi in un campione così ridotto - è impressionante. Bisognerebbe però faro uno studio di coorte, comparando i due gruppi diversi: lavoratori esposti allo stimolo e quelli non esposti. Paragonando la prevalenza della patologia tra gli esposti a quella dei non esposti. Così si capirebbe se l’associazione è statisticamente significativa o meno. È un lavoro che costa soldi, dovrebbe arrivare su impulso del ministero della Sanità. Finora, nulla. E la politica sul territorio non ha mai spinto. Sarebbe ora.
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I quattro casi ora sono in mano all’avvocato Nicoletta Cervia, che rappresenterà le ragioni dei lavoratori nella causa civile. Aladino , che nel lontano 2006 aveva già iniziato la sua prima causa contro il colosso suo datore di lavoro, vedendo riconosciuta la sua malattia ( all’epoca una alterazione respiratoria data dalla esposizione) non ha fatto in tempo a vedere la sua battaglia andare avanti. Il "poco", si è trasformato in tanto. Gli altri tre ci sono ancora. «Babbo aveva cominciato e noi andiamo avanti per lui. Anche a costo di perdere, non si può farla passare liscia a chi ha il potere. L’opinione pubblica spero si svegli», conclude rabbiosa Patrizia. --
LA VICENDA IN 5 TAPPE
- Nel 2003 i primi ex dipendenti cominciano le cause con il Nuovo Pignone
- Nel 2017, dopo esiti alterni, la Cassazione condanna 21 di loro a pagare le spese legali.
- Gli operai chiedevano il riconoscimento del "danno morale" per avere vissuto una vita a rischio.
- Il primo a entrare in fabbrica non aveva ancora 16 anni, nel 1957.
- Dovranno pagare 90mila euro, così hanno lanciato una campagna di raccolta fondi online.
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