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Radici affioranti, sporco e la Giromini abbandonata
Tour nella Marina più brutta accompagnati da un gragnanino trapiantato sul mare tra fontanine rotte, dossi asfaltati e il cantiere mai aperto del nuovo Mediterraneo
Tirreno Caffè non è solo una rubrica che racconta appunti e segnalazioni di cittadini raccolti chiacchierando magari davanti a un caffè, ma un modo di pensare e di partecipare alla vita della città. Lo sa Giorgio Maracci, oggi in pensione, gragnanino doc e dal 1974 residente a Marina dopo aver lavorato per parecchi anni in Svizzera. E sulla spinta della nostra rubrica, ci chiede di accompagnarlo in un tour non propriamente turistico, del quartiere marinello. Lui abita in via Nazario Sauro ed è proprio da quella zona di Marina che vuole partire,
«Guardate l’erbaccia sui marciapiedi-esordisce, passando dalla vicina Ruga Alfio Maggiani-ma da qua passano i trenini che portano i turisti quando scendono dalle navi da crociera. E poi quella casa là-insiste indicando una casa decrepita e lasciata andare sempre in via Ruga-è di due fratelli che non riescono a mettersi d’accordo: ma in Svizzera dove ho abitato per un sacco di tempo, se i cittadini non riuscivano a sistemare le abitazioni, ci pensava il Comune che poi piano piano si faceva restituire quanto anticipato» commenta Maracci. Ma non solo erbacce, che comunque assicura il nostro concittadino, si trovano in altre parti della città, ma un degrado che appare in tutta la sua evidenza, passando da sotto la pineta contigua a piazza Menconi.
«Ci sono radici che affiorano e cordoli sconnessi e c’è questo palo dove una volta c’era il cestino della spazzatura mai più rimesso-indica, mostrando poi la carreggiata sollevata dalle radici dei pini che costeggia la pinetina-e questi dossi? Perché non vengono qua a fare la 4x4?».
Attraversando strisce pedonali ormai quasi invisibili che il signor Maracci ci assicura essere disseminate per tutta quella zona, arriviamo davanti all’entrata della scuola Giromini, ormai da anni chiusa perché non riconosciuta in sicurezza e finita al centro di varie polemiche di recente, per via dei fondi regionali ottenuti in un primo momento dall’amministrazione e poi perduti.
«Guardate il sudiciume che si vede da questa porta a vetri: ma che figure facciamo? E’ una bella cartolina!» esclama saltando un cordolo in marmo staccato dal marciapiede e lasciato da mesi sdraiato davanti all’edificio scolastico.
E a proposito di dossi, Giorgio Maracci ci porta sul marciapiede di via Garibaldi, esattamente dove si trova il negozio che affitta biciclette e risciò e ci mostra la serie di dune asfaltate di quel tratto di marciapiede con in bella vista il cartello stradale triangolare che segnala i dossi, questa volta posizionato sul marciapiede: «Così si sono tolti il pensiero e se cadi sono affari tuoi» commenta ironico Maracci, facendo notare anche la fontanina rotta.
«C’ero quando l’Amia 8 o 9 anni fa la ruppe mentre potava gli alberi: era in marmo, cercarono di incollarla ma cadde e rimase così da allora». Maracci però in questo tour vuole specializzarsi in dossi e vuole fare tappa, passando a fianco a ciò che rimane dell’ex hotel Mediterraneo, tra altri dossi stradali, sul viale Cristoforo Colombo, davanti ai cantieri navali: dove, tra i mille dossi che emergono alti sul marciapiede. —
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