Italia
«Questo territorio è svilito da un porto che lo fagocita»
marina di carrara. «A Marina non c’è più nulla, soltanto il mare che non si vede più». Carla Gianfranchi, esponente di spicco di AmareMarina, arriva alla postazione di Caffè Tirreno pronta a dire la sua. «Questa è una Marina svilita da un porto che la sta fagocitando – continua – è un litorale divenuto stoccaggio di container, è una Marina violentata dall’inquinamento dei camion e della fumaiola dei traghetti». «Questa Marina è totalmente dimenticata – continua – come ci fosse la volontà di renderla un dormitorio, non si pensa alla progettualità. E non è giusto parlare di Marina vecchia, è un termine sbagliato: qui siamo nella Marina storica, quella della memoria. Dalla nuovo amministrazione ci si sarebbe aspettato un rilancio, non certo che ci togliessero anche il nostro campo sportivo. Il fatto, poi, è che qui manca tutto non ci sono luoghi di aggregazione, ci hanno tolto anche i campi sportivi. Non dimentichiamo che una volta qui, a Marina, avevamo tre cinema: adesso non c’è più nulla, come possiamo pensare che ci sia gente che continui a venire a passare le vacanze qui? »
E aggiunge: «Marina sta soffrendo, per i rumori e l’inquinamento. Noi non vogliamo cancellare il porto, ma solo che venga riconvertito. È una battagli difficile, ma noi ci crediamo e crediamo in un futuro diverso, e più sostenibile».
Un’altra marinella doc, la 79enne Giuseppina Carassali, vuol far sentire la propria voce. «Io dico una cosa molto semplice, forte della mia esperienza cinquantennale come escursionista Cai in Trentino Alto Adige – spiega Giuseppina – Perché non prendiamo esempio da quegli amministratori, sono sicura che nel giro di pochissimo tempo si potrebbe davvero vedere un bel cambiamento. Per cambiare Marina, insomma, guardiamo al Trentino».
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Alessandra Vivoli
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