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Carabinieri cercano un mitra e gli trovano un assegno rubato
massa. «Sì, certo, salite pure, la mitraglietta ce l’ho, è in casa». Non proprio un dialogo ordinario, men che meno se la risposta è rivolta a una coppia di carabinieri che ti ferma nell’androne del condominio. Lui li fa salire tranquillamente, loro sanno che ha l’arma, ma il punto è che una volta sopra scopriranno tante altre cose: un assegno rubato, lasciato distrattamente su un mobile e alcuni contrassegni di auto contraffatti, anche questi a bella posta. E lì i guai per l’uomo aumentano.
Vive di fronte all’Inps e i militari sono andati sotto casa tua con il preciso intento di recuperare l’arma. Sospettano di una pistola, ma è lui a precisare che si tratta di un’arma più potente: una mitraglietta da guerra con la matricola abrasa. L’uomo ha dei precedenti, ma non ha problemi a confessare immediatamente la detenzione dell’arma e a consegnarla ai carabinieri una volta arrivati su.
I militari però ormai sono su, notano dei particolari fuori posto, c’è da ricordare che erano partiti alla ricerca di una pistola e si sono trovati ben altro in mano, e così perquisiscono l’ambiente. Che in effetti qualche sorpresa la riserva.
Senza badarci troppo infatti l’uomo ha portato dentro casa i due militari ma ha lasciato sopra un mobile un assegno non proprio pulito. Anzi.
Non è intestato a lui, la firmataria non è una parente, subito è chiaro che quell’assegno è fuori posto. Viene fuori che qualche tempo prima era stato rubato e mai ritrovato. Lui, candido, spiega: l’ho trovato per terra, mai pensato fosse un furto.
Ai militari però non fornisce alcuna spiegazione riguardo ai tre tagliandi assicurativi contraffatti: perché erano a casa sua, chi li aveva modificati non sa dirlo. Così va a processo di fronte al giudice Fulvio Biasotti, con l’accusa rappresentata dal pm Massimo Pennacchi. Nella prossima udienza saranno ascoltati i titolati delle polizze taroccate. —
Libero Red Dolce
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