Il Tirreno

Il fratello del "clochard" e l'aggressore s'incontrano. L'assessore: «Ecco come possiamo aiutare Umberto»

Tiziana Gori
Spicciolino in via Roma mentre parla con alcuni passanti (foto Cuffaro)
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Spicciolino in via Roma mentre parla con alcuni passanti (foto Cuffaro)

Carrara, il 44enne aggressore racconta: «Ho incontrato il fratello, cercando di spiegargli che non sono così. Ero esasperato»

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CARRARA. «Non dategli il “soldino” e neanche il cibo. Quello ce l’ha. Il modo migliore per dare una mano ad Umberto è dirgli: fatti aiutare». Anna Galleni, assessore al sociale, ha avuto «molti incontri» con l’Asl per Umberto Mottini, Spicciolino, come lo chiamano in via Roma. «L’ultimo il giorno che è successo quello che è successo». Galleni aveva saputo del video poche ore dopo che era finito in rete: «Ho chiamato il fratello, per prepararlo. Posso fare uno sforzo di comprensione, ma quanto accaduto non ha giustificazione». Il calcio dato da un 44enne residente della zona è stato ripreso da un cellulare e messo in rete. Ne è seguita una ridda di commenti, la notizia diffusa dai giornali e a Carrara sono arrivate le tv. Compresa sabato una troupe delle Iene, che ha tentato senza successo di far incontrare in piazza il fratello di Umberto, Giancarlo, e l’aggressore.

Si sono incontrati, ma da soli, l'altra mattina. «Il mio scopo ora è uscire dalla vita di Giancarlo, togliergli almeno questo problema», dice il 44enne, padre di una bimba e di una ragazza, che afferma di aver colpito Umberto preso dall’esasperazione: «Una di loro è venuta a chiamarmi in pizzeria. Aveva paura a tornare a casa, era lì davanti e aveva bevuto. Non ci ho visto più. Non volevo fargli male. Me ne scuso».

Non sa se la querela sarà ritirata. Hanno parlato, questo sì, delle rispettive situazioni da gestire. «Ho cercato di fargli capire – afferma il 44enne – che a tirare il calcio non sono stato io come sono normalmente, ma il babbo stremato. Sono stati mesi difficili». Al nostro giornale, sabato, il 44enne aveva annunciato l’intenzione di sporgere a sua volta denuncia contro il Comune: «Come mai uno come Spicciolino sta in strada?». Non lo farà. Anche a questo è servito l’incontro.

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Umberto soffre della sindrome di Aarskog, non riconosciuta in età infantile, che gli ha causato una leggera deformità fisica e un ritardo a livello cognitivo. I residenti del centro lo incrociano lungo via Roma, dove è solito chiedere qualche spicciolo per mangiare o bere. «Non ne avrebbe bisogno – spiega l’assessore al sociale Galleni – Improvvisamente, dopo quello che è successo, e che a mio avviso non trova giustificazione, Carrara ha scoperto l’esistenza di Spicciolino, e si divide. Sono a conoscenza del suo caso da mesi, e mi creda abbiamo avuto molti incontri. Secondo gli assistenti sociali e l’Azienda sanitaria ad Umberto gioverebbe l’ingresso in una comunità di vita. Ne avevamo trovata una, in mezzo al verde, con gli animali. Lui è molto sensibile, potrebbe trovarcisi bene. Il problema è la sua volontà. Siamo partiti da un “no” secco per arrivare, piano piano, ad un «parola d’onore» (sottinteso, «ci vado»). Difficile è concretizzare, fargli avere il tipo di sollecitazioni giuste, aiutarlo con le dipendenze di cui soffre».

Insomma, è un percorso non facile. «L’ultimo incontro lo abbiamo avuto martedì scorso, prima di quell’episodio. Sappiamo che la gente gli dà da mangiare, gli dà l’eurino... Vogliate il suo bene facendogli comprendere che c’è la possibilità di aiutarlo. Ha un’opportunità, nessuno però può costringerlo».

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