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Legambiente attacca gli industriali: sono loro a invocare il Far West alle cave
Secca replica degli ambientalisti alla Confindustria apuana: «Patetica retorica, i carraresi non hanno più l’anello al naso»
CARRARA. Legambiente attacca la Confindustria apuana: «sono loro a invocare il Far West alle cave». «Di fronte al tentativo dell’associazione industriale di presentare la cava Amministrazione, temporaneamente ferma per aver presentato documentazione incompleta, come vittima della burocrazia - si legge nella nota di Legambiente - abbiamo ricordato che in realtà, trattandosi di fatto di una cava di detriti (dal 2005 produce solo il 9% di blocchi e il 91% di detriti), la cava dovrebbe essere chiusa defi-nitivamente a norma di legge, dal momento che viola il Praer, la legge regionale 35/15 e il regolamento sugli agri marmiferi».
«La posizione di Assindustria - continua la nota - è una difesa d’ufficio, infarcita di retorica, omissiva e fuorviante, della cava (pretenziosamente e per pura operazione di marketing, chiamata Michelangelo). Ammette la bassa percentuale di blocchi estratti rispetto ai detriti, ma omette di inquadrare il dato come una violazione di legge, che non consentirebbe il rilascio dell’autorizzazione. Pertanto può così derubricare il fermo temporaneo ridicolizzandolo a banali logiche burocratiche, sor-rette da sterili e pericolose posizioni ideologiche».
«Assindustria, eludendo la questione dell’illegalità può così presentare il fermo temporaneo come un puro gesto punitivo contro le imprese che, in quanto tale, è pericolosamente estendibile a tutte le cave - vanno avanti gli ambientalisti - Da qui, il passaggio, facile, alla re-torica domanda: «le cave vanno chiuse o no?».
«Per Assindustria la normativa regionale (Pit, Piano cave, Praer) e comunale (Regolamento agri marmiferi e Piani attuativi di bacino estrattivo) che stabilisce le condizioni alle quali può essere esercitata l’attività estrattiva sono dunque inutili orpelli - sottolinea Legambiente - o si chiudono tutte le cave (con la sottintesa minaccia della conseguente disoccupazione) o si lascia loro mano libera, senza alcuna regolamentazione».
«Assinustria esalta poi, in modo subdolo e accattivante, lo sviluppo dell’industria delle «materie oggi definite di scarto», industria sicuramente valida per i veri scarti, non certo per giustificare le cave di detriti, vietate per legge - prosegue la nota - Ciò è retoricamente funzionale all’artificio di appellarsi al buonsenso, per sostenere che occorre «tener conto delle peculiarità di ogni cava» e per respingere «unità di misura più vicine a logiche burocratiche», dove le logiche burocratiche sarebbero i requisiti di legge per autorizzare le cave. In altre parole, suggerisce Assindustria, se la cava Amministrazione (non a caso in mano all’Omya, la multinazionale del carbonato) produce solo il 9% di blocchi, perché non dovremmo autorizzarla rispettando la sua peculiarità?» «Saremmo ben contenti - si chiude la nota - di interagire con una vera imprenditoria moderna, Assindustria, purtroppo, sembra ancora legata a posizioni riassumibili nella massima “ridateci il Far West”. Ma pensa davvero che i carraresi abbiano ancora l’anello al naso e si lascino raggirare da una retorica patetica?» —
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