Il Tirreno

il dirigente nei guai 

Caso Bessi, anche tre imprenditori iscritti sul registro degli indagati

Alessandra Vivoli
Pierluigi Bessi
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Pierluigi Bessi

La vicenda è relativa agli appalti del punto informazioni al Tarnone e a San Martino. Ritardi nei lavori? «C’era brutto tempo» 

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CARRARA. Come anticipato dal Tirreno nell’ edizione di domenica, venerdì scorso militari del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Massa Carrara hanno dato esecuzione alla misura interdittiva dell’esercizio di un pubblico ufficio nei confronti del dirigente del Comune Pierluigi Bessi. . La Procura, guidata dal dottor Aldo Giubilaro, ricostruisce tutta la vicenda in una lunga nota stampa dove si parla anche di altre tre imprenditori edili coinvolti (Giuseppe Ricci, Giovanni Pinelli e Stefano Gatti) ritenuti responsabili a vario titolo di truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, turbativa degli incanti e falso in atto pubblico.

le indagini

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono, sono state avviate nell’anno 2014 e hanno riguardato gli accertamenti in ordine al regolare svolgimento della gara d’appalto e della progettazione, esecuzione, rendicontazione e liquidazione dei lavori pubblici nel comune di Carrara, per realizzare un ufficio accoglienza e informazione in località Tarnone e un ufficio informazione, accoglienza e ristoro in Località San Martino.

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gli appalti

Sotto la lente della Procura sono finiti gli appalti di Tarnone e San Martino.

In particolare riguardo al primo Bessi, che all’epoca era dirigente del settore Attività Economiche/Servizi alle Imprese/Progetti e Finanziamenti Comunitari del Comune di Carrara, secondo la procura «svolgeva la funzione di direttore dei lavori e responsabile unico del procedimento di appalto pubblico avente ad oggetto le opere di riqualificazione dell’area. Infatti dopo aver tenuto nel mese di luglio 2011 una prima gara di appalto induceva la giunta comunale a deliberare per la suddivisione dei lavori in due lotti riuscendo quindi poi a far vincere le gare d’appalto a due imprese riconducibili allo stesso imprenditore e complice Giuseppe Ricci. Come accertato dalle indagini condotte dal personale del Comando Provinciale di Massa agli ordini del colonnello Gianluca Dinoi il frazionamento degli appalti non era necessario ma solamente strumentale a prolungare i lavori ed ottenere più denaro per la realizzazione degli stessi».

Riguardo invece al risanamento dell’area San Martino sempre Bessi, sempre secondo la pricura, « sfruttando il suo ruolo di dirigente e quale responsabile unico della gara d’appalto al termine dei primi lavori svolti regolarmente da una impresa estranea alla vicenda riusciva a fare emettere dalla giunta comunale una nuova delibera per riappaltare nuovamente i lavori facendo risultare che vi era ancora necessità di ulteriori opere oltre a quanto realizzato nel precedente appalto. Nella nuova gara d’appalto lo stesso dirigente alterava il regolare svolgimento della gara e favoriva gli imprenditori Giovanni Pinelli e Stefano Gatti.

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i ritardi “giustificati”

Bessi, secondo l’accusa, giustificava il ritardo della ditta di Pinelli nella consegna dei lavori «attestando falsamente che vi erano condizioni meteo avverse evitando quindi che fosse pagata la giusta penale ed ottenendo oltretutto anche un contributo di 40.000 euro di fondi regionali per attività di smaltimento dei rifiuti e degli inerti che in realtà spettavano alla ditta dell’appaltante».

le fiamme gialle

L’attività investigativa è stata svolta dalle Fiamme Gialle attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali oltre che con l’esame della copiosa documentazione riguardante tutte le vicende criminose che ha consentito alla Procura di Massa di individuare gli illeciti commessi del dirigente insieme agli imprenditori coinvolti negli illeciti.

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