Il presidio
«Qui c’è tanto amianto, cava Fornace ci salva»
Il presidente Chericoni contro la chiusura della discarica «Evitiamo di fare errori e aprire le porte alla malavita»
MASSA-carrara. «Oggi dobbiamo affrontare un’emergenza amianto, reale e attuale. Fra il sogno di un inertizzatore, che possa rendere inerti le fibre, e la sua realizzazione bisogna essere concreti e affrontare la realtà che non ammette perdite di tempo. Se non chiudiamo il ciclo ci teniamo l’eternit sui tetti delle case e delle scuole, nelle strade dove viene abbandonato, apriamo le porte ai malaffari, alla malavita organizzata. Per i sogni dobbiamo attrezzarci: adesso bisogna lavorare sulla bonifica e messa in sicurezza e per farlo abbiamo bisogno di una discarica attiva, certificata e controllata. Come quella di Cava Fornace».
Questa, in sintesi, la conclusione del segretario di Confartigianato Massa-Carrara, Sergio Chericoni, intervenuto ieri mattina al convegno organizzato da Programma Ambiente Apuane proprio sulla discarica di Montignoso, al complesso di S. Agostino a Pietrasanta. Una giornata intera con esperti e addetti ai lavori per fare il punto su Cava Fornace, il suo ruolo nel ciclo dei rifiuti e l’impatto sul territorio. Il presidente di Confartigianato, numeri alla mano, ha tracciato una linea chiara che non chiude le porte a soluzioni alternative alla discarica per lo smaltimento dell’amianto ma che, al tempo stesso, chiarisce come al momento non esistano altre soluzioni attuali e concrete.
Anche perché, ha chiarito Chericoni, Cava Fornace accoglie solo amianto in matrice compatta, quello che deriva dall’edilizia come tetti, tubi o vasche, e non quello più friabile e ancora più pericoloso. Materiale che in edilizia è stato utilizzato ovunque e lì si trova ancora: «La mappatura delle bonifiche sul sito del Ministero dell’ambiente aggiornata al 2017 registra 86mila siti contenenti amianto in Italia e ne sono stati bonificati solo 7.669, praticamente niente visto che la banca dati non è né completa né omogenea”. In Toscana la prima e parziale indagine risale al 2017, con Arpat e Lamma, solo per i tetti di grandi dimensioni, industriali: «Si parla di oltre 1.500 ettari di lastre in cemento amianto su un totale di poco superiore a 8.000 coperture. Senza considerare case, pollai o tubature. Visto che 1 metro quadrato di eternit pesa dai 16 ai 20 chilogrammi si tratta di oltre 247mila tonnellate di rifiuti contenenti amianto in Toscana. In particolare 66 ettari a Massa Carrara e 143 ettari a Lucca. Una vera emergenza amianto». Emergenza che diventa pericolosa per la salute quando il materiale si rompe o si deteriora, naturalmente, rilasciando le fibre nell’aria.
«A oggi l’unico smaltimento possibile è in discarica – ha ribadito Chericoni -. Noi siamo favorevoli ad alternative come un inertizzatore ma lo stesso Ministero dell’ambiente ammette che al momento non ci sono impianti simili in Italia E il rischio concreto è di aprire la strada a chi sui rifiuti vuole lucrare in maniera illecita». —
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