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Per l'alluvione a Carrara prese i contributi anche per l’auto ma il bando prevedeva solo le case
Al processo parla il marito di un’imputata: «In Comune mi dissero che era tardi e accolsero la domanda così»
Carrara. «Andai in Comune io a portare la domanda per i contributi e l’impiegata notò che c’era della documentazione in eccesso. Le dissi che sarei tornato con un nuovo modulo, ma mi rispose che in via eccezionale, dato che era l’ultimo giorno, l’avrebbero accettata così».. Questa è la ragione, nella testimonianza resa davanti al giudice, del perché la domanda “gonfiata” di risarcimenti per i danni dell’alluvione 2014 fu presentata in quel modo. A parlare così è un testimone, il marito di Roberta Paesani, una delle cittadine che fecero domanda per gli aiuti e che dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza si sono trovati a processo. L’accusa è d’indebita percezione di erogazione per aver ricevuto un contributo che non le spettava. A lei, come ad altri 41, almeno secondo la tesi dell’accusa. E ora il Comune di Carrara ha deciso di costituirsi parte civile nel processo.
Dopo l’alluvione del 2014, che fece tantissimi danni a Marina di Carrara, a Regione Toscana predispone una legge apposta e mise a disposizione dei cittadini, colpiti dagli eventi alluvionali, 5 milioni di euro: il cosiddetto contributo straordinario di solidarietà.
E ieri in aula, come testimone, c’era anche la dirigente che quei fondi materialmente li distribuì: Daniela Tommasini. «Servivano alcuni requisiti per ottenere i fondi - racconta di fronte al giudice Giovanni Tori fogli alla mano - il bando prevedeva che aveva diritto al denaro chi aveva subito danni all’abitazione e alle pertinenze. Stavolta, a differenza del 2012, erano escluse chiaramente auto e ciclomotori. Altro requisito richiesto era quello di avere un Isee al di sotto dei 36.000 euro».
«Al Comune erano arrivate circa 600 domande - spiega Tommasini rispondendo alle domande dell’avvocato della difesa Simone Ricci e a quelle del pm - e diciotto sono state escluse per formalità».
L’avvocato Ricci chiede però perché le domande pervenute non siano state preventivamente controllate dal Comune. «Non era necessario fare il controllo, era impossibile controllare tutte le autocertificazioni Se si dovesse fare ogni volta, basti pensare a tutte quelle che arrivano per le mense. Il dirigente non può mettere in dubbio che il cittadino abbia fatto una dichiarazione che non dice il vero. Poi arrivarono delle segnalazioni, la gente telefonava, dicendo nome e cognome anche e lasciando numero di telefono. Ne arrivarono tante e avvisai la guardia di finanza». I contributi di 5mila euro furono comunque erogati a 576 famiglie. Ma ad alcune di queste, secondo la tesi dell’accusa, non spettavano. Ci sono ad esempio casi di prime abitazioni che però si trovavano al quarto piano. Su, dove i danni dell’alluvione non potevano essere arrivati. —
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