Il presidio
Carrara, la ladra patteggia e risarcisce. Vinchesi: soldi in beneficenza
Una giovane romena aveva cercato di sfilare il Rolex al Commendatore. Poi gli ha chiesto scusa per iscritto e lui non si è opposto al patteggiamento
CARRARA. Era riuscita a fare arrestare una donna accusata di essere una ladra seriale che aveva cercato di sfilargli il Rolex, era fine ottobre scorso. Il commendator Andrea Vinchesi, Medaglia d’oro quale vittima del terrorismo, come racconta nel suo libro “Una storia di libertà”, da giovane era un agente di polizia, prima infiltrato a Milano, poi alla Questura di Lucca, e fu ferito nel tragico scontro a fuoco al 115 in cui rimasero uccisi tre suoi colleghi. Non era stato difficile per lui sventare il furto e, con una testimonianza accurata, fare assicurare alla giustizia Mirela, una giovane romena di 29 anni domiciliata a Legnago, nel Veronese, e che quel 30 ottobre era in trasferta a Marina di Carrara. Aveva scelto l’obiettivo sbagliato, la fuga non le era servita.
Le indagini sono andate avanti, il commendator Vinchesi si è poi informato su chi fosse la donna che l’aveva avvicinato per rubargli il Rolex e sì, ha scoperto che ha altri precedenti, ma che meritava un’altra occasione. Così, non si è costituito parte civile - la circostanza avrebbe appesantito la posizione della donna - e non si è opposto alla richiesta di patteggiamento avanzata dall’avvocato della donna romena, Federico De Micheli del foro di Milano. Il patteggiamento è stato a cinque mesi e 10 giorni, 200 euro di multa. Confermato al momento per la donna l’obbligo di dimora Legnago.
Come contropartita, Vinchesi ha concordato un risarcimento simbolico che sarà devoluto al’Istituo del Sacro Cuore al Cappelletto, in viale Potrignano, 150 euro che saranno consegnati, appena disponibili, a Suor Iside.
A sostegno della richiesta di scuse e del gesto, Mirela ha allegato una lettera: «Mi scusi per quello che ho fatto - ha scritto a Vinchesi - mi perdoni per il disturbo arrecatole, spero che voglia accettare la somma risarcitoria di 150 euro, le prometto che mi comporterò sempre bene. Non capiterà mai più un fatto di questo genere». Aggiunge l’avvocato De Micheli: «Ringrazio il commendator Vinchesi, che è stato molto corretto e ha aspettato per ore in tribunale per dare conto della sua decisione di accettare le scuse della signora. È stato gentile e, ripeto, corretto».
Il 30 ottobre il tentativo era avvenuto con la tecnica del "furto con abbraccio". Una sorta di approccio, prima, e di avvicinamento che, secondo quanto ricostruito, aveva già permesso a Mirela, arrestata dai carabinieri a Marina di Carrara il 30 ottobre, di mettere a segno una serie di colpi: nel Veneto, a Genova e a Prato (per quelle vicende i procedimenti sono ancora aperti). Il commendator Andrea Vinchesi era riuscito a bloccare la malintenzionata, che poi era fuggita, e a chiamare le forze dell’ordine. In pochi istanti, una pattuglia di Carabinieri che si trovava di servizio nei paraggi era arrivata sul posto e dopo aver raccolto la testimonianza di com’era vestita la donna e soprattutto la descrizione dell’auto utilizzata per la fuga, è partita al suo inseguimento. L’auto era stata intercettata lungo via Garibaldi, dove era stato intimato l’alt al conducente, che poi non ha avuto altra scelta se non quella di fermarsi. La coppia che viaggiava sul veicolo ha consegnato ai militari dell’Arma i documenti romeni. I due erano stati portati in Caserma dove nel frattempo Andrea Vinchesi aveva sporto denuncia, mentre i testimoni hanno confermato il collaudato "modus operandi" utilizzato dalla ladra e dal suo complice. La donna era stata quindi arrestata con l’accusa di "tentato furto aggravato in concorso", mentre il suo complice, che probabilmente le aveva fatto da "palo", era stato denunciato in stato di libertà. —
M.B.
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