Il Tirreno

Violenze in caserma, 28 rinviati a giudizio per i maltrattamenti agli extracomunitari

Violenze in caserma, 28 rinviati a giudizio per i maltrattamenti agli extracomunitari

Lunigiana: in abbreviato una condanna e un’assoluzione, non luogo a procedere per uno degli indagati. A giugno il processo

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AULLA. Un’inchiesta che sconvolge l’intera Lunigiana: nel mirino della procura finiscono inizialmente oltre 30 carabinieri. L’accusa sostiene che, abusando della loro posizione, hanno maltrattato alcuni cittadini stranieri, in gran parte extracomunitari. Maltrattamenti che, sempre stando all’ipotesi accusatoria, sarebbero avvenuti all’interno di alcune caserme.

Una vicenda che adesso sarà ricostruita a processo: lunedì mattina, infatti, Fabrizio Garofalo, giudice dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio 28 indagati, seppur con capi di imputazioni diversi l’uno dall’altro e per alcuni di essi alleggeriti rispetto all’ipotesi accusatoria iniziale.

I titolari dell’inchiesta, il procuratore capo Aldo Giubilaro e la sostituto procuratore Alessia Iacopini hanno chiesto al giudice di mandare a processo 31 persone (alcune posizioni erano già state stralciate), due di queste, per altro con profili minori, hanno preferito il rito abbreviato e per una di esse il gup Garofalo ha deciso il non luogo a procedere. A scegliere l’abbreviato, che consente di anticipare la decisione del giudice in udienza preliminare e prevede uno sconto di pena di un terzo, sono stati Riccardo Contigliani, osteopata, difeso dall’avvocato Roberto Valettini, e Amal Sedef, assistita invece dall’avvocatessa Silvia Palmieri. A Riccardo Contigliani veniva contestato il reato di porto abusivo di arma: il giudice Garofalo lo ha assolto «per insufficienza o contrarietà della prova».

È stata invece condannata, sempre in abbreviato, Amal Sedef. Per lei, ballerina in un night, l’ipotesi di reato era corruzione: si sarebbe vista annullare un verbale per guida con patente marocchina in cambio di un rapporto sessuale. Per lei la pena è ad un anno e 4 mesi.

Non luogo a procedere, invece per Mario Mascia, difeso dall’avvocato Paolo Fraschini. Mascia doveva rispondere di tentata falsa testimonianza. Il pubblico ministero Alessia Iacopini ha inoltre chiesto il non luogo a procedere in relazione ad alcuni reati tra cui appunto quello che veniva contestato al Mascia. Il giudice ha accolto la richiesta del pm, dunque l’indagato esce dal procedimento e non è chiamato a difendersi a processo.

QUESTI I 28 A PROCESSO

Vanno, invece, davanti al giudice gli altri 28 per cui era stato chiesto il rinvio a giudizio. Si tratta di Alessandro Fiorentino, Amos Benedetti, Luigi Stasio, Giovanni Farina, Flavio Tursi, Iain Charles Edward Nobile, Luca Granata, Matteo Sais, Andrea Tellini, Marco Manetta, Emiliano Crielesi, Omar Lomonaco, Gianluca Varone, Daniele Bacchieri, Simone Del Polito, Salvatore Leoni, Massimiliano Dadà, Giovanni Maria Cocco, Francesco Rosignoli, Giuseppe Ernesto, Massimiliano Caporale, Abdellah Agoube, Massimo Del Vecchio, Paolo Bucci, Francesco D’Amato, Mauro De Pastena, Diego Gradellini, Domenico di Fazio.

Per alcuni di loro, come dicevamo, il capo di imputazione, dopo l’udienza preliminare, è alleggerito. Il giudice su richiesta del pm, ha infatti dichiarato il non luogo a procedere per alcuni reati. Risulta così alleggerita la posizione di Fiorentino a cui non viene più contestata l’omessa denuncia in relazione ad un episodio di evasione dai domiciliari. Non luogo a procedere anche per l’ipotesi accusatoria secondo cui Fiorentino e Nobile, in concorso, avrebbero redatto falso verbale incolpando un cittadino straniero di aver consegnato loro uno storditore elettrico. Sminuita anche la posizione di Benedetti: per lui cade l’accusa di aver minacciato alcuni marocchini che avevano reso dichiarazioni contro i carabinieri dicendo che avrebbe preso un kalashnikov e fatto una strage. Rimangono i 150 capi di imputazione. La prima udienza è fissata il prossimo 10 giugno.
 

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