Il Tirreno

La scoperta dello studioso Daniele Canali

Nei capolavori del pittore Veermer immortalato anche il marmo di Carrara

Un'opera di Veermer
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Un'opera di Veermer

In almeno otto opere dal dipinte tra il 1662 e 1672 magnifici pavimenti, di cui lo storico carrarese ha ricostruito la provenienza

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CARRARA. Gli interni dei capolavori di Veermer sono ricchi di marmo. È una bella e preziosa scoperta quella del professor Daniele Canali, scrittore, storico, appassionato di storia locale ma anche importnte statistico del pianeta lapideo con le sue puntuali pubblicazioni di settore.


Osserva Canali: «La pittura, oggettivamente, regala profonde emozioni. Più ancora se, un maestro della pittura mondiale, parla del tuo mondo. Il pittore in questione - aggiunge - è Jan Vermeer (Delft, Olanda, 1632-1675) conosciutissimo e su cui spenderò pochissime parole. La sua scarna biografia ci dice che nel 1647 inizia il proprio apprendistato e che dipinge praticamente fino alla morte, avvenuta nel 1675. Un vero maestro degli “interni”, al punto che taluni critici sostengono usi la tecnica della camera oscura, al fine di regalarci sorprendenti effetti di luce e di “fuori fuoco”, in una resa fedele della realtà.

Dipinge perlopiù i valori della quieta vita borghese, di quella borghesia olandese che domina, nel XVII secolo, l’economia mondo. Un pittore molto celebrato nel presente, che mi ha colpito per un dettaglio sfuggito ai più: l’inserimento costante, nelle opere datate tra il 1662 e il 1672, di magnifici pavimenti di marmo di Carrara, di cui ho ricondotto l’esatta provenienza». Ed eccoci al cuore della scopera di Daniele Canali: «La maturità artistica di Veermer corrisponde alla maturità del commercio dei marmi verso l’Olanda, gestito principalmente dalla famiglia Del Medico e da mercanti olandesi, quali i Vanstraten e i Sautjin, nipoti dei primi, che si erano stabiliti a Livorno. Scrive Marco Della Pina, nella sua opera fondamentale (La famiglia Del Medico-Cavatori e mercanti a Carrara nell’età moderna- Aldus, Carrara, 1996) a pag.87: “Nella seconda metà del secolo, fino al 1680, ad una contrazione nel settore del marmo statuario si contrappone un forte aumento della produzione e del commercio di altre qualità di marmi, in particolare di marmo venato in grossi blocchi, fattore principale dell’ascesa economica dei Del Medico” e, per maggiore chiarezza, a pagina 72, nota 133: ”per tutto il secolo XVII questa qualità di marmi continua ad essere definita come “Venato a vena grossa ad uso d’Olanda”».

Spiega Canali: «A questo punto, dopo avere osservato con attenzione i quadri che elencherò in seguito, una necessaria ricerca in Archivio ha dato risultati di estremo interesse, producendo una buona messe di contratti notarili relativi la produzione di quei marmi nelle cave dei Bettogli-Pianello e di Pescina (allora nelle mani di mercanti quali i Del Medico, i Lazzoni, i Monzoni) destinati al fiorente mercato olandese. Sono anni in cui il fiorente mercato delle “quadrelle” riusciva a spedire 120.000 pezzi in ragione d’anno che andavano ad abbellire gli interni delle dimore borghesi delle maggiori città delle Provincie Unite, e tra queste Delft. Un mercato stabile che ebbe il risultato di modificare profondamente la nostra industria dei marmi, sancendone l’internazionalità e la riconoscibilità; modificandone, nel contempo, le caratteristiche strutturali e produttive, i rapporti sociali ed economici all’interno della città.

Le conseguenze furono molte e decisive, ma è altro argomento. Contentiamoci per ora di conoscere che, nei quadri di Veermer, c’è la testimonianza visiva di tanta parte della nostra storia cittadina e industriale». Secondo Canali, il primo quadro per ordine cronologico è “Lezione di musica” (1662, St.James Palace, Londra). «Quindi, sebbene scarsamente visibile, “Pesatrice di perle, detto anche “Donna con una bilancia”(1664, National Gallery of Art, Washington). Terzo “Suonatrice di liuto” (1664, Metropolitan, New York)». —
 

 

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