Il Tirreno

la testimonianza 

Solo al parco a bere birra «Così lo hanno picchiato»

L.R.D

Giancarlo Bertagna frequentava spesso il parco della Rinchiostra Descritto come un uomo mite  dai gestori del chiosco «Tornò a casa sulle sue gambe»

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massa. «Povero Carletto, che brutto modo di morire...». Giorgio Isella, uno dei gestori del chiosco nel parco della Rinchiostra, parla di Giancarlo Bertagna. L’uomo che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è stato picchiato a due passi del chiosco a dicembre da Thomas Quadrella e Pablo Ricci. E che, forse a seguito di quelle botte, è morto due giorni dopo a casa sua.

I motivi del pestaggio sono ancora oscuri. Forse un affare di droga o una “lezione”, legata alla storia dell’inimicizia che divide le famiglie dei Mazzi e dei Ricci che vivono tra i quartieri delle Villette e dei Poggi.

Da un anno e mezzo, con l’associazione “Mura Aperte”, Isella e i suoi soci gestiscono la porzione del parco attorno al chiosco. Bertagna il bar lo frequentava quotidianamente e tutto pareva, meno che un tipo pericoloso.

«Un uomo solo piuttosto, un disperato», dice Isella. E pacifico. «Veniva qui, si sedeva, credo che avesse dei problemi di salute da tempo. Nemmeno consumava al bar, prendeva le birre all’Esselunga e le beveva per i fatti suoi».

Al bar ogni tanto si concedeva un caffè corretto che non pagava certo esibendo fasci di banconote. «Aveva un borsellino piccolo piccolo - racconta Isella, che per descriverlo chiude indice e il pollice a formare un cerchio - e scavava lì dentro per tirare fuori dopo un po’ l’euro e venti che serviva».

Il pomeriggio dell’aggressione Isella c’era. «Ero giù nel magazzino, quando sono risalito era già successo. C’era uno di questi uomini che stava chiedendo scusa ad alcuni nostri anziani avventori». Si scusava, pare, come a voler suggerire anche di farsi i fatti suoi.

«Carletto l’ho visto dopo, era un po’ gonfio ma si reggeva sulle sue gambe. Si è fumato anche una sigaretta. Alcune persone gli hanno chiesto di portarlo all’ospedale e lui ha rifiutato. Dopo un po’ è tornato a casa, sempre da solo».

Si è detto e scritto che Bertagna sarebbe morto nel parco, che qui girano spacciatori. «Noi non siamo vigilanti - chiarisce Michele Trevisani, un altro socio - ma questo posto non è il Bronx. Chi ha fatto l’aggressione lo conosciamo di fama, ma non sono persone che frequentano il parco abitualmente».

C’è pigrizia nel chi vuole descrivere questa intersezione di quartieri popolari come il Bronx. I problemi ci sono, le vite andate in malora, il lavoro che manca, l’edilizia popolare che ha bisogno di fondi.Ma anche l’impegno di chi resta, a creare una rete. Insomma, non una storia semplice.

«A Bertagna quella sera alcuni amici portarono una lasagna, stava male mi raccontarono, ma non volle ancora andare in ospedale», aggiunge Isella. —

L.R.D

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