Rivivere la sofferenza per altruismo Mina, la piccola guerriera dei malati
Quando si siede e il giudice le chiede di deporre, Mina Welby esordisce con una fulminante, semplice, autobiofrafia della sua vita. O meglio, di quella che fu dopo la malattia del profilo. «Mio marito era Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare, ho vissuto insieme a lui dal 1978 fino alla fine. All’inizio mi diceva “sto morendo», ma questo lo sapevo: tutti stiamo morendo. Nel 1997 ebbe un’insufficienza respiratoria e mi chiese di non chiamare l’ambulanza. Alla fine però la chiamai. Fu tracheotomizzato dopo 3 giorni di lotte: non voleva». Minuta, capo grigio, sorriso accogliente, Mina Welby è una cristiana che si arrabbia, combatte. «Perché ho deciso di fare questo? È un risarcimento per quello che ho fatto a mio marito. Fino a tre giorni prima della fine cercavo ancora di coinvolgerlo nella vita. Quando, dopo la morte, seppi quanto aveva sofferto scoppia in lacrime. Non doveva più succedere».
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