Il Tirreno

affaire porto, il processo 

«L’ampliamento della Taliercio fu abusivo Non c’era nessun tipo di autorizzazione»

Libero Red Dolce

Parla uno dei testimoni dell’accusa sulla realizzazione del terrapieno Piarda: «La struttura non fu mai collaudata»

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«Il prolungamento della Taliercio con il terrapieno denominato Piarda era abusivo. Sia quando è stato realizzato che dopo, quando è stata concessa l’autorizzazione all’utilizzo». Con queste parole uno dei testimoni sentiti in aula ieri nel processo per la realizzazione del terrapieno di prolungamento della banchina Taliercio ha risposto alle domande del procuratore capo di Massa Aldo Giubilaro.

Di fronte al collegio penale composto dal presidente Ermanno De Mattia e dalle giudici a latere Valentina Prudente ed Elisabetta Congiusta hanno sfilato i testimoni della procura citati dal pubblico ministero Giubilaro. A processo ci sono Francesco Messineo,di Salerno, allora presidente dell’autorità portuale; Nicola Del Nobile originario di Manfredonia, segretario generale dell’autorità portuale; Luigi Bosi, pisano, dirigente dell’area tecnico-demaniale dell’Autorità; Andrea Boscolo Cucco, legale rappresentante della ditta che realizzò l’opera e Vittorio Maggiani, di Carrara, responsabile operativo delle aree portuali per conto della Porto di Carrara Spa. I fatti si riferiscono a un periodo compreso tra il 2013 e il 2015, quando, secondo la procura, furono realizzati dei lavori non autorizzati alla banchina Taliercio, modificandone in maniera sostanziale la forma per poi autorizzare l’utilizzo commerciale di quel tratto di porto.

Il terrapieno - secondo la tesi accusatoria- sarebbe stato realizzato in una zona sottoposta a vincolo e senza il parere obbligatorio del consiglio dei lavori pubblici. E proprio su questo si sono concentrate le domande di Giubilaro durante l’audizione dei testimoni ieri mattina in aula.

Le indagini si sono basate su prove documentali e in particolar modo sul confronto di una serie di immagini satellitari acquisite tramite Google Earth, un software che genera immagini virtuali della terra. Uno degli uomini della capitaneria di porto, ascoltato ieri, ha spiegato che per le indagini furono acquisiti una serie di immagini, dal 2009 fino al 2015, che mostravano come nell’area, in particolare a partire dal 2012, «fosse intervenuta una sostanziale modifica della forma della Taliercio».

Rispondendo alla domande del pm e della difese sull’esistenza delle autorizzazioni per la realizzazione del terrapieno, uno degli uomini della capitaneria di porto ha dato una versione difficilmente interpretabile: «Per quella banchina non c’era niente. Mancavano le autorizzazioni ambientali e demaniali, non c’è stato collaudo della struttura. Nulla». La difesa di Messineo, affidata allo studio Martini, ha però messo in evidenza come l’autorizzazione a depositare materiali in quell’area risalisse al 2000, circostanza confermata dai testimoni. E che tra l’Autorita portuale e la cooperativa che li collocò in quel luogo fu aperto un contenzioso civile, dato che l’accordo prevedeva la rimozione del materiale. «Ci fu un’ingiunzione nel 2004 o 2005 - spiega uno dei testimoni, dipendente dell’Autorità - ma non ebbe seguito». —

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