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Saldi al via dal 5 gennaio ma c’è chi gli sconti li sta facendo da un po’

C.P.

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massa. A volte sono mascherati. E per qualcuno sono un problema. Sono i saldi in anticipo, gioia per i consumatori, dolore per gli esercenti. Da calendario in Toscana i saldi dovrebbero iniziare il 5 gennaio. Ma anche a Massa in tanti hanno iniziato una super scontistica che ha ricevuto l’apprezzamento dei clienti, ma anche le critiche di chi, al contrario, per passare ai ribassi attende il nuovo anno. Paolo Arpagaus, presidente di Confesercenti, spiega che questa ormai «è una consuetudine» che annualmente divide gli associati. Libero arbitrio in libero mercato. Così già dai primi giorni di dicembre c’è chi, bando alle formalità, ha realizzato una sorta di scontistica indipendente dai saldi. E c’è chi ha dato libero sfogo a vendite promozionali ad hoc nel mese di dicembre. Ma non chiamateli saldi in anticipo.

«È vero che esiste un problema – dice Arpagaus - fra saldi mascherati e vendite promozionali. Ma è anche una consuetudine quella di abbassare i prezzi prima dell'inizio dei saldi. La normativa c’è, ma ci sono situazioni difficili, e si ripiega in una specie di saldo svilito».

Meglio fare qualche saldo in più, insomma, per tirare a campare, che rischiare di dover chiudere. D’altro canto c’è chi invece alla parola saldi si sfrega le mani. I consumatori, armati di lista dei desideri, potranno contare su prezzi più sostenibili. E la legale della Confconsumatori, Francesca Galloni, per loro ha qualche suggerimento. Primo fra tutti quello di ricordarsi che l’esercente ha l’obbligo di rendere chiare le informazioni sul prodotto: «È importante guardare attentamente: la merce in saldo deve essere separata fisicamente da quella a prezzo pieno ed è bene verificare che sia la stessa esposta in vetrina. Occhio al cartellino - dice Galloni - deve comparire il prezzo iniziale, lo sconto e il prezzo finale. Il consumatore ha diritto di provare i capi, esclusa la biancheria intima. Salvo difetti di conformità, infatti, il venditore non è tenuto a sostituire la merce». Il ripensamento, sottolinea la Confconsumatori, è un diritto, anche quando l’acquisto avviene online. E ovviamente è importante conservare lo scontrino:«Costituisce la prova di acquisto che obbliga il negoziante a sostituire e/o riparare la merce difettosa o “non conforme”, anche in presenza di cartelli con la dicitura che i capi in svendita non si possono cambiare. Infatti, anche per la merce in saldo vale la garanzia legale di 2 anni prevista dal Codice del consumo e, in caso di beni difettosi o non conformi, il venditore dovrà riparare o sostituire la merce, o restituire o ridurre il prezzo ». —C.P.

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