Il Tirreno

Il Comune dà l'ok ai lavori per la casa, poi l'accusa di abuso e da un anno è costretta a vivere in roulotte

Manuela D’Angelo
Il Comune dà l'ok ai lavori per la casa, poi l'accusa di abuso e da un anno è costretta a vivere in roulotte

Massa: una vicenda fatta di nulla osta, permessi negati, normative contrastanti, pareri e ricorsi. Intanto una cittadina senza abitazione dorme in giardino

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MASSA. La signora Alessia Di Mari da circa un anno vive dove capita, con una roulotte in giardino, oppure ospitata da parenti e amici, per una lunghissima e molto tecnica questione urbanistica e burocratica, scoppiata all’inizio del 2017. Nell'attesa che Comune di Massa, Genio civile e Consorzio di Bonifica si mettano d’accordo su come trattare la richiesta di lavori, in una casa di via Fiume, la signora Mari non ha un tetto sulla testa. «Tutto per 10 metri quadrati – racconta – e 2 metri in meno di vicinanza ad un fossetto tombato».

In pratica: dopo la presentazione della prima Scia, nel 2017, i lavori vengono bloccati perché la stanza oggetto dell’ampliamento finiva a 8 metri di distanza dal fossetto tombato, quando la normativa parla di 10 metri.

La signora Mari scopre però che il suo caso è in capo al Consorzio di Bonifica e si rivolge a lui, che, dopo innumerevoli controlli e passaggi burocratici, certifica che non si tratta di un corso d’acqua di scorrimento, e dà il nulla osta ai lavori. «Non solo – spiega la signora Mari– in un primo momento anche il Comune, nella persona del dirigente, mi aveva dato l’ok a proseguire con la ristrutturazione. Ma alla presentazione della seconda scia, il 6 febbraio 2018, iniziano a farmi problemi e si appellano alla legge 21 del 2012, quella che tratta i casi di Pime e Pie, pericolosità idraulica molto elevata ed elevata, sostenendo che la distanza deve essere mantenuta a 10 metri».

Inizia un’altra serie di Pec, richieste, consegna di relazioni di fattibilità ecologica, pareri, rimpalli di competenze. Ma per il Comune non soltanto quei lavori non vanno più ultimati (la casa è rimasta intanto sventrata, senza infissi, porte e finestre), ma arriva anche un ordine di demolizione delle opere, a seguito dell’apertura di un procedimento penale per abuso edilizio.

La signora Mari, intanto, è senza casa, ha già speso 200mila euro di lavori avviati, e 50mila di penali, ma vive in una roulotte in giardino, oppure ospitata da parenti e amici. Ha presentato un ricorso al Tribunale superiore delle acque, e sta cercando di incontrare il nuovo sindaco, Francesco Persiani, che ha già ricevuto una lunga e dettagliata mail, con il racconto dell’intera storia.

C’è poi un punto che potrebbe mettere in crisi l’intero sistema urbanistico massese: «Tra le varie leggi e leggine a cui il Comune si è appellato – conclude la signora Alessia Mari – per dimostrare che ero “fuorilegge”, c’è anche il regio decreto 523 del 1904. Io me lo sono letto bene e ho invitato anche il sindaco a farlo, perché se il giudice dovesse dar ragione al Comune, in base a questo atto, dovrà allo stesso tempo far riaprire tutti i fossi tombati del Comune e buttar giù tutti gli edifici costruiti dopo il 1904 ad una distanza inferiore ai 10 metri, per rischio idrogeologico. Credo che si salverebbero pochissimi immobili: i miei stessi vicini hanno una casa costruita ad una distanza inferiore, altri direttamente sul fossetto che, come ho più volte spiegato, è senza acqua di scolo, nasce a 100 metri a monte da casa mia, ed è afferente al reticolo idrogeologico del Brugiano. Se c’è davvero rischio idrogeologico per me, allora ci deve essere per tutti» —

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