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Serre non rimosse e così Anffas fa causa al Comune
L’associazione ha speso 80mila euro per sgomberare i terreni su cui è sorta la nuova sede a Anderlino
CARRARA. Quel terreno, dove è sorta la nuova sede, avrebbe dovuto essere liberato dal Comune per consentire di aprire i cantieri. Ma, in realtà, a doversi occupare di tutto (sborsando 80mila euro) è stata l’Anffas che ora presenta il conto a palazzo civico.
Finisce così in tribunale il contenzioso fra l’associazione associazione nazionale onlus delle famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazionale e il Comune di Carrara relativo alla sede di Anderlino dove è sorto il nuovo centro dell’Anffas che si occupa storicamente di assistenza e solidarietà.
La vicenda riguarda gli 80mila euro che l’associazione, presieduta da Mussi, ha dovuto sborsare per sgomberare i terreni nella zona di Fossone dalle serre della cooperativa Arca e da alcuni depositi. Insomma un terreno ingombro su cui non si sarebbe potuto avviare i cantieri.
«Il Comune ci aveva venduto l’area libera, in grado di essere immediatamente utilizzata per il nostro progetto - spiega il presidente Giuseppe Mussi - In realtà ci abbiamo trovato non solo le serre (ormai in disuso e abbandonate) e depositi pieni di attrezzi. Tutto materiale di cui abbiamo dovuto occuparci noi: altrimenti non saremmo stati in grado di andare avanti con i lavori».
Anffas però, alla fine ha presentato il conto: 80mila euro di lavori per i quali l’associazione ora batte cassa con palazzo civico, insistendo sul fatto che l’amministrazione non avrebbe adempiuto a quanto stabilito al momento della vendita dei terreni stessi.
E l’amministrazione cosa fa? Si costituisce in giudizio affidandosi ai suoi legali Marina Vannucci e Sonia Fantoni (Anffas è rappresentata dall’avvocato Marco Giannotti).
La prima udienza è già stata fissta per il 22 gennaio prossimo: in quell’occasione Anffas chiederà «la condanna del Comune al pagamento delle somme e al ristoro dei danni conseguenti al presunto inadempimento delle obbligazioni» da palazzo civico. Insomma un braccio di ferro, adesso legale, per un terreno su cui è sorta la nuova e prestigiosa sede dell’associazione dopo uno “sgombero forzato” e pagato da Anffas delle strutte trovate in eredità nella zona di Anderlino. —
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