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lo zuccotto nel mirino 

Brotini (Cgil Toscana): su Bettogli no ai ricatti occupazionali

«Il marmo è un bene comune e quindi bisogna salvaguardare lavoro e ambiente, senza  però atteggiamenti superati da padroni delle ferriere» 

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CARRARA. Cave e taglio della cima dei Bettogli, Brotini (Cgil Toscana) si rivolge agli industriali: «No ai ricatti occupazionali, no ad atteggiamenti padronali. Il marmo è un bene comune, bisogna salvaguardare lavoro e ambiente».

«Il dibattito tra ambiente, lavoro, istanze collettive e pubblici poteri che ha attraversato ed attraversa la comunità delle Apuane e la politica regionale vede in questi giorni un ulteriore elemento di riflessione e criticità– si legge nella nota firmata da Maurizio Brotini (segreteria Cgil Toscana) e Simone Porzio (Dipartimento ambiente e territorio Cgil Toscana) – Dalla piazza centrale di Carrara, piazza Alberica, si vede la cima di un monte. Quello è il paesaggio naturale e storico della città. È la cima dei Bettogli. C’è una parte di industriali che vogliono fare i predatori del marmo e pretendono di tagliarla adducendo – solo adesso – problemi di sicurezza e ricorrendo all’insopportabile e consolidato ricatto occupazionale. Se si pongono dei limiti alla assoluta ed insindacabile libertà dell’impresa, siano essi diritti dei lavoratori e di sicurezza sul lavoro o ambientali, la stanca ed insopportabile litania da parte padronale è sempre la stessa. Quella cima, però, rappresenta e viene vissuta da sempre come un elemento costitutivo del paesaggio urbano della città. L’amministrazione di Carrara e la Regione Toscana, attraverso un cogente intervento di contingentamento sulle quantità e qualità del materiale escavato, sembrano porre delle limitazioni rispetto al controllo unilaterale delle imprese nei confronti di un bene comune e della intera vita associata di quei luoghi». «Ancora più insopportabile ed inaccettabile dello stesso ricatto occupazionale è l’atteggiamento padronale condito da tratti di paternalismo autoritario come la proposta diretta alla cittadinanza di un risarcimento in forma di scuole per il popolo. Cari imprenditori, l’Ottocento sarebbe passato da un pezzo. Il marmo e le cave non sono un bene privato, nonostante il ridicolo anacronismo dei cosiddetti beni estimati. Non sono un bene delocalizzabile, sono un bene prezioso e limitato che sta subendo un processo di depauperamento accelerato viste le innovazioni tecnologiche che permettono di estrarre negli ultimi anni più marmo di quanto non ne sia stato estratto nei secoli precedenti, con conseguenze sulla sicurezza sui lavoratori e sull’accumulo degli scarti della lavorazione». «Come Cgil siamo e saremo per un lavoro in pienezza di diritti e di sicurezza ed ambientalmente sostenibile, impedendo che la smodata ricerca di profitti si scarichi sui lavoratori e sull’ambiente. Ma soprattutto saremo contro gli atteggiamenti padronali che ricalcano quelli dei padroni delle ferriere, che pensano di comprare la benevolenza del popolo con regalie ed elargizioni». –

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di Redazione web