Il Tirreno

Cresce il numero dei laboratori ma a Carrara mancano sponsor

Luca Barbieri

Allarme dell’associazione che organizza “Studi aperti” «Chi si occupa di marmo dovrebbe darci una mano»

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Carrara cresce come numero di laboratori artistici, ma l'associazione Oltre – organizzatrice di Carrara Studi Aperti – è costretta a cercare sponsor fuori dalla città che ha ottenuto il riconoscimento Unesco.

Partiamo dai dati. Il segno è positivo: Carrara – per numero di laboratori artistici – negli ultimi quattro anni è cresciuta come imprese del 3 per cento (da 38, nel 2014, a 39 nel primo semestre del 2018) e come addetti del 17 per cento (da 107 a 125). Numeri che arrivano dal Rapporto economia provinciale dell'Istituto di Studi e Ricerche e che vedono una frenata di Pietrasanta (55 imprese per 191 addetti) che guida la speciale classifica. Le percentuali messe nero su bianco, certamente, ma anche percezioni e valutazioni degli addetti del settore. In città, per esempio, negli ultimi anni Carrara Studi Aperti ha messo in piedi un evento che per un paio di giorni coinvolge oltre 200 artisti per 80 laboratori. «39? Il numero è più alto, soltanto noi per Carrara Studi Aperti nell'ultima edizione contavamo 80 laboratori, intendo quelle location, quei laboratori, che si occupano di design, arte e artigianato. Molte realtà non hanno visibilità; il problema è che in Italia non c'è in questo ambito una regolamentazione, una chiarezza. Nonostante l'Italia abbia circa un terzo del patrimonio artistico mondiale il settore arte non è tutelato da una normativa, non c'è una regolamentazione. 39 quindi mi sembra riduttivo come numero», analizza Marco Pedri dell'Associazione Oltre da dove – nonostante la portata dell'evento – sono costretti a cercare sponsor fuori zona. «Al di là del dato, sono contento dell'aumento, però non facciamo morire questo trend. Noi come associazione Oltre stiamo cercando sponsor esterni per Carrara Studi Aperti. In città chi si occupa di marmo dovrebbe darci una mano, provare a collaborare con noi, in varie forme. Se vogliamo (perché possiamo) crescere e competere con Pietrasanta allora questa collaborazione ci vuole». Del report chiediamo poi a Mirco Felici (marmisti Confartigianato) dell'omonimo laboratorio, partendo dalle definizioni. «È una questione complessa: c'è l'arte, con un'opera che è innovativa, e artigianale invece quando innovativa non è; ma spesso l'artigiano ha un'abilità maggiore dell'artista. Vedo – tornando al dato – che c'è fermento, ci sono nuovi giovani, tecnologie. Non trovo, dal punto di vista produttivo, il distacco da Pietrasanta: semmai c'è per le operazioni di marketing, per la trasmissione e la sensazione di una città d'arte. Quando ci sono eventi a Carrara questo circuito dell'arte si vede», commenta. «Come laboratorio artigianale come numeri siamo lì. A Carrara non mancherebbe nulla... Come Accademia abbiamo aperto una fonderia, abbiamo laboratori e docenti che sono il fiore all'occhiello. Se andiamo a vedere chi lavora in città sono tutti passati dall'Accademia, ma a questi giovani bisogna dare delle prerogative: servono strutture, spazi e un cambio della mentalità sull'arte, un rinnovo. Solo così si possono radicare e creare un sentimento comune per far ripartire», il punto del direttore dell'Accademia di Belle Arti Luciano Massari. «L'aumento? - osserva l'assessore Federica Forti - Arriva dal riconoscimento Unesco, da Carrara Studi Aperti e dalla sinergia tra fattori. Restiamo competitivi sui prezzi dei laboratori e continuiamo nella direzione del nostro saper fare. Fondi sfitti? Nei primi mesi del 2019 faremo un bando con il settore commercio per un riuso privilegiando le attività artigianali legate al territorio; pensiamo che i laboratori artistici debbano concentrarsi in via Carriona». —

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