Il Tirreno

Il parere dello storico bertuccelli 

«No al monumento a Ubaldo Bellugi Non si dissociò dalle leggi razziali»

Camilla Palagi

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massa. «Tutt’a le smoghie ‘n ze la so stagion, ché qui el lunario i ne po' mai mintire; tutt’a se sveghie a tempo e a priccision… sol’i massesi i durene a durmire..». Tutte le stagioni arrivano e solo i massesi continuano a sonnecchiare. Per Ubaldo Bellugi la “Primavera di Massa”, titolo di una delle sue opere, andava solo attesa. Prima o poi sarebbe arrivata. Nella raccolta “Pan Fatto n’ cà” scrive versetti allegri e giocosi in dialetto massese. Rime fantasiose con riferimenti alla città di Massa. A tempo pieno, invece, era podestà di Massa, carica ricoperta dal 1927 al 1938. Era anche fascista, come ricordano alcuni studiosi di storia locale.

Appresa la notizia della volontà dell’amministrazione comunale del sindaco Francesco Persiani di dedicare alla figura di Bellugi un monumento ai Quercioli, questi hanno voluto fare qualche precisazione, prima di innalzare una statua in suo onore. Bellugi infatti, come scritto era un drammaturgo, ma fascista. Un autore teatrale, fascista. E un poeta, fascista. Sì perché, di fatto, quando era in vita non ha mai preso le distanze dalle sue posizioni politiche. Prese, è dovere dirlo, in tempi difficili, in cui molti si limitavano ad eseguire gli ordini. Ma in tempi di pace, ricordano gli storici, avrebbe potuto farlo, se avesse voluto.

Il Bellugi poeta, dunque, è anche il Bellugi fascista. Giancarlo Bertuccelli, giornalista, poeta, pittore e appassionato di storia locale racconta della vita dell’uomo. Tra gli episodi riportati si evidenzia che era «capo degli squadristi già prima del 1920, quando scorrazzava con le sue squadriglie: teschi sulla fronte, scudisci e moschetti in mano girava il territorio provinciale colpendo tutti e tutto ciò che non aggradava a questa organizzazione».

In quel periodo, scrive Bertuccelli, «l’opposizione non esisteva, perché i rappresentanti della sinistra erano bastonati a sangue». Poi nel 1938 il cambio di guardia: lascia l’incarico di podestà. Perché? «Non certo per andare in pensione, ma per accomodarsi su un altro scranno. Alla vigilia della emanazione delle Leggi razziali fasciste, fu nominato direttore del Popolo Apuano, carica che gli venne affidata fino al 1943 con il marchio originale vergato dallo stesso Benito Mussolini. « Una sorta di promotore di leggi razziali, cioè di razzismo, no? – conclude Bertuccelli– Oggi al Bellugi si è pensato di erigere nientemeno che un monumento con assenso dell’amministrazione di destra, in questa nostra terra dove morirono migliaia di persone, dove i paesi furono distrutti. Ma recita così la nostra Costituzione?» —

Camilla Palagi

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