Meteo
«Bettogli, dopo la bocciatura ora servono risposte immediate a tutela del lavoro»
La Cgil annuncia lo stop al progetto per il taglio di parte della cima di cava. E chiede chiarezza sul futuro degli operai
CARRARA. Bettogli: un tavolo politico per tutelare il lavoro nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza. Lo chiede, in un documento approvato all’unanimità dall’assemblea generale, la Cgil.
«La conferenza dei servizi, sulla base del parere negativo della commissione paesaggistica, ha bocciato il progetto presentato da una delle cave del monte Bettogli, quello che prevedeva il taglio di parte della cima, il cosiddetto “zuccotto” , che negli ultimi giorni è stato al centro di un grande dibattito in città e grandi preoccupazioni. L’ufficialità non c’è ancora ma, da fonti accreditate, la bocciatura del piano implicherà la presentazione di un nuovo progetto di messa in sicurezza che dovrà essere rielaborato e presentato entro aprile 2019. L’ingegner Pellegri ha detto che le questioni son due: o si taglia un pezzetto sopra del cucuzzolo per mettere in sicurezza, oppure si lavora in galleria».
«A questo punto la palla passa alla politica– continua la nota della Cgil – noi vogliamo un tavolo politico e daremo delle priorità, ma dobbiamo trovare un modo per tutelare il lavoro nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza. Mentre l’estrazione continua chi ha ruolo di governo dovrà trovare delle condizioni di sviluppo alternative. In mancanza di altro abbiamo necessità di dare risposte immediate, non contro qualcuno ma incontrando i vari interessi. Lo chiederemo alla politica e agli imprenditori con forza, serve la volontà di ricercare una soluzione che permetta il mantenimento dei livelli occupazionali, il rispetto della legalità e la salvaguardia ambientale. Nei prossimi giorni dovrebbe esserci la convocazione di un tavolo politico, richiesto da noi, alla presenza di tutti i soggetti coinvolti (e noi abbiamo già chiesto un confronto con tecnici, politici e mondo ambientalista) al fine di trovare una soluzione che tenga conto di tutte le prerogative in campo con resposansabilità e coesione».
«La questione marmo – continua la nota approvata dalla Cgil – è una questione delicata e complessa che se affrontata come sta avvenendo in questi giorni rischia di falsare la natura del dibattito e nascondere le reali implicazioni che sono in campo. Come Cgil diciamo una cosa chiara e netta ossia che la normativa e l’azione nei confronti delle autorizzazioni e dell’attività delle cave devono essere improntate alla salvaguardia ambientale, alla sicurezza e alla certezza del lavoro e alla redistribuzione nel territorio della ricchezza prodotta. Dire questo significa confrontarsi con i problemi che ne possono derivare dalla gestione del bene marmo. In primis l’articolo 58 bis, da quello che ci è stato detto anche da alcuni tecnici, porterà probabilmente alla sospensione dell’attività estrattiva di decine di cave nelle prossime settimane. La cosa però non può avvenire né contro una comunità né tantomeno calpestando le risorse naturali del territorio. Per questo abbiamo chiesto di potenziare gli uffici tecnici comunali con una task force regionale. Nei 60 giorni di sospensione sono le aziende a doversi far carico delle spettanze dei lavoratori, visto che sono loro ad aver violato la normativa». –I
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google