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Inchiesta della Dda, misure confermate per Mari e Romano
Il Riesame ritiene che l’arresto in carcere per uno e i domiciliari per l’altro siano proporzionati L’impianto accusatorio trova piena conferma
MASSA. Le ordinanze del tribunale del Riesame, competente di materia di misure cautelari, confermano a pieno l’impianto accusatorio e il quadro indiziario tracciato dalla direzione antimafia di Genova in merito alla maxi inchiesta sulla mafia. Il Tribunale del Riesame ritiene, infatti, che la misura cautelare del carcere per Carmine Romano e quella degli arresti domiciliari per Nicola Mari siano proporzionate rispetto al loro «grado di pericolosità sociale». Nel caso di Mari, a cui vengono contestate la tentata estorsione pluriaggravata in concorso e l’associazione mafiosa (416 bis), il Riesame riconosce che, nonostante non si configuri il pericolo di inquinamento prove, sussista, invece, quello di reiterazione del reato: «Pare assai intenso - si legge nell’ordinanza - il pericolo che Nari, ove, non sottoposto a cautela, si determini alla consumazione di nuove condotte penalmente illecite». A Mari i giudici del Riesame riconoscono «una disinvoltura non comune in quella sorta di “zona grigia” a cavallo tra liceità e illiceità in cui l’indagato ha mostrato di muoversi a suo agio».
Confermata la misura cautelare del carcere per Carmine Romano a cui vengono contestate la tentata estorsione e l’estorsione pluriaggravate in concorso e l’associazione mafiosa. Anche per lui i giudici non ravvisano rischio di inquinamento perché - scrivono - «egli ha reso ampie, ancorché non esaustive, ammissioni delle proprie responsabilità... È quanto mai intenso, per contro - si spiega nell’ordinanza - il pericolo che, ove non sottoposto a cautela, Romano si determini alla consumazione di nuove condotte penalmente illecite».
Le ordinanze del Riesame seguono quelle relative alla posizione di Massimo di Stefano (cui il riesame ha confermato il carcere) e di Fabrizio Micheli (al quale la misura del carcere è stata sostituita con i domiciliari). —C.S.
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