Il Tirreno

indagini  

Ctt e assenteisti, la Procura amplia le indagini

C.S.

Le inchieste proseguono per verificare ipotesi di omesso controllo. E per 6 lavoratori del trasporto scatta la sospensione

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massa. La Procura vuole vederci chiaro e capire se anche altre persone, oltre quelle già indagate, possano avere responsabilità. E vuole farlo sia per il caso degli assenteisti, i furbetti del cartellino che uscivano dagli uffici di Genio civile e Provincia senza timbrare, sia per i lavoratori della Compagnia toscana trasporti che secondo gli inquirenti avrebbero sottratto carburante e attrezzi dal deposito e dall’officina Ctt.

Insomma la Procura - nonostante a Piazza De Gasperi le bocche siano cucite - avrebbe deciso di proseguire le indagini su quei due filoni di inchiesta per verificare eventuali responsabilità da parte di chi avrebbe dovuto vigilare sul corretto svolgimento dei compiti. Gli inquirenti - per chiarire - sarebbero al lavoro per accertare se si delineino ulteriori profili di responsabilità, soprattutto in ordine al reato di omesso controllo. Controllo che i superiori degli “assenteisti”, in un caso, e dei dipendenti di officina e deposito Ctt nell’altro, sono chiamati ad esercitare. Non solo indagini in corso, quindi, ma anche la possibilità di un ulteriore ampliamento.

E proprio in relazione all’inchiesta sui furti di gasolio, il 10 dicembre sono state notificate 6 ordinanze emesse dal tribunale del Riesame di Genova lo scorso 19 novembre. Ordinanze con cui i giudici applicano la misura cautelare interdittiva. Tradotto: sei degli otto indagati nel caso Ctt sono sospesi dal lavoro. Non possono nè accedere, nè permanere nei locali di via Catagnina. La decisione di presentare appello di fronte al tribunale del Riesame di Genova, competente in materia di misure cautelari, è stata di Roberta Moramarco, la sostituto procuratore, titolare del fascicolo. La pm, infatti, aveva chiesto gli arresti domiciliari per i lavoratori coinvolti nell’inchiesta, ma Giovanni Maddaleni, giudice per le indagini preliminari aveva, invece, scelto il più “blando” obbligo di firma: gli indagati erano chiamati a presentarsi presso la polizia giudiziaria due volte alla settimana. Il pubblico ministero, convinta che i motivi per una misura cautelare più “pesante” sussistessero ancora, si è quindi rivolta al Riesame e ha chiesto almeno la interdizione per impedire ai dipendenti di andare sul luogo di lavoro. Il tribunale, sentito la pubblico ministero, ha deciso l’applicazione della misura dell’interdizione dal lavoro e il divieto di accedere ai locali della Ctt di via Catagniana. Divieto che riguarda 5 dipendenti diretti della compagnia dei trasporti e un dipendente della cooperativa Cooplat- cooperativa ausiliari del traffico LAt che era però “distaccato” presso la Ctt. Le ordinanze del tribunale del riesame sono state notificate da personale del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza e della polizia stradale. Sono state la stradale e le fiamme gialle, infatti, coordinate dalla sostituta procuratore Roberta Moramarco, a svolgere le indagini sui furti nel deposito e nell’officina. Esclusi dal riesame due indagati per cui la misura cautelare non è scattata perché le loro posizioni sono state valutate marginali. In un caso è stata la stessa procura a non presentare appello. —C.S.

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