Il presidio
La “prima prosa” del teatro dei Servi Il palco è piccolo ma si sapeva...
C’era il sindaco con la moglie, neo abbonati della stagione La platea mai al buio, ma tanta voglia di cultura e di eleganza
È stata la sera delle prime volte: la prima volta del grande spolvero per il piccolo teatro dei Servi di via Palestro, sostituto dignitoso del teatro cittadino, il Guglielmi, ancora chiuso e sotto indagine della Procura; la prima volta di una importante compagnia, con un nome da cartellone, come Amanda Sandrelli, su quel palcoscenico e la prima volta che Francesco Persiani, con la consorte, ha assistito ad uno spettacolo teatrale da sindaco della sua città, dopo aver pagato regolarmente un abbonamento per tutti e 12 gli appuntamenti.
Non è il Guglielmi.
Va detto. Ma un piccolo teatro prestato alla grande prosa; la platea non rimane mai totalmente al buio, per permettere l’illuminazione del palcoscenico e gli attori, in abiti del Settecento, hanno fatto fatica a muoversi in uno spazio ridotto all’osso, dove si sono perse un po’ le entrate ad effetto, le uscite col botto dalle quinte (che mancano), costretti a comprimere l’azione in una fisicità quasi bloccata. Però è teatro, e per farlo bastano tre elementi, come insegnò nel 1947 il Living Theatre fondato a New York da J. Beck e J. Malinaun: gli attori, i contenuti e il pubblico, ovunque sia, anche in mezzo ad una strada.
Lo spettacolo.
Così si alza il sipario sulla Locandiera di Carlo Goldoni, adattamento e drammaturgia di Francesco Niccolini, per la regia di Paolo Valerio, con Amanda Sandrelli, Alex Cendron, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti e Lucia Socci. La commedia ambientata nella Firenze del 1750, non ha nulla di moderno, se non fosse per il finale con la musica di Amy Winehouse, che ti catapulta nel contemporaneo e fa riflettere se quanto appena visto sia rintracciabile anche nella società moderna.
Goldoni moderno.
Perché mettere in scena Goldoni nel 2018? Perché Mirandolina è la prima donna «moderna» che fa la sua comparsa sulle scene, prima di Nora della ibseniana «Casa di bambola» e prima della «Signorina Giulia» di Strindberg. Amanda Sandrelli incarna i caratteri della modernità, non molto lontana dai comportamenti di tante donne di oggi, costrette a districarsi tra lavoro, casa e sentimenti, facendo a volte scelte di comodo, discutibili, tralasciando l’amore, preferendo il denaro, o la solidità, o la tranquillità. Epica la frase pronunciata dalla locandiera mentre accetta di sposare il suo servitore, preferendolo ai nobili che la corteggiavano: «Anche questa è fatta». Mirandolina non è diversa da tante donne e tanti uomini che vivono così.
Voglia di cultura.
Per questo, tutto sommato, Goldoni non ha stonato sul piccolo palcoscenico del teatro dei Servi, in una fredda serata da tutto esaurito. C’era voglia di teatro, di spettacolo, di cultura, in una città che ha voluto riscattarsi da quando il 21 dicembre di un anno fa al Guglielmi furono messi i sigilli. Fa bene al cuore e allo spirito la cioccolata all’ingresso del teatro, il profumo del caffè e dei biscotti del bar accanto al foyer e alla fine grandi applausi e fiori sul palco per la Sandrelli.
E’ stata la sera delle prime volte. Anche la prima volta che entrando a teatro abbiamo sentito dire: «Che meraviglia di caldo», perché, in effetti, il Guglielmi rimaneva spesso al gelo a metà serata. Un’altra cosa su cui lavorare. —
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