Il presidio
«Una piccola vittoria, c’è un limite a tutto anche allo sviluppo»
carrara. «E’ una piccola vittoria, non per gli ambientalisti, ma per tutta la cittadinanza, ed è un pericoloso precedente, come lo ha definito il presidente degli Industriali (nell’intervista di Erich Lucchetti al Tirren ndr). Pericoloso solo per loro però». La voce, un po’ più sollevata del solito, è quella di Claudia Bienaimè, battagliera consigliera della seconda consigliatura Zubbani, spina nel fianco di tanti amministratori e non solo. A lei il compito di commentare la decisione della conferenza dei servizi di “salvare” ciò che resta dello zuccotto dei Bettogli. «Non credo che il Comune cambierà posizione rispetto a quella della conferenza. Ho lottato in prima linea per spodestare chi in tanti anni aveva agito non per interessi della collettività, permettendo a qualcuno di pensare che lassù fosse tutta una zona franca. Per troppo tempo hanno fatto ciò che volevano. C’è un limite allo sviluppo – continua la Bienaimè– e sono sicura che gli industriali troveranno soluzioni intelligente per far continuare gli operai a lavorare. Ho parlato personalmente con alcuni lavoratori in questi giorni. La preoccupazione c’è perché nessuno gli ha mai prospettato soluzioni alternative, compatibili con l’ambiente e per farli lavorare a ritmi più umani e più in sicurezza».
E ancora, Claudia Bienaimè, che chiama quella di venerdì scorso una piccola vittoria, dice di non sentirsi una minoranza: «Sono una cittadina di Carrara che dopo tanti anni spera che qualcosa nell’aria sia davvero cambiata. Quella cima non si toccherà e con lei il suo valore storico, affettivo e identitario. Non siamo nostalgici, siamo convinti che le cave siano un bene della collettività e ci siamo spolmonati per dire ai cittadini che lassù non stavano facendo i nostri interessi, ma i loro, e non c’è tassa marmi che tenga. Aspettiamo adesso con ansia il nuovo regolamento delle cave, perché è giunta l’ora che il Comune decida di nuovo quale sia area industriale e quale no, perché non è più possibile farci bere che delle montagne si possa fare quello che vogliono. C’è un limite a tutto, anche allo sviluppo» —
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