Il Tirreno

la storia 

Braia, il borgo di chi se n’è andato e lavorando ha conquistato Londra

Chiara Sillicani
Braia, il borgo di chi se n’è andato e lavorando ha conquistato Londra

L’incredibile vita di Domenica Tozzi, cresciuta a polenta, e diventata fornitrice della casa reale

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pontremoli. Quando la nonna allungava la bacinella e gli chiedeva di togliere le scarpe, a lui non servivano altre parole. Sapeva che sarebbero scesi fino a Pontremoli. Perché per chi viveva a Braia, nel cuore dell’Appenino, dove pranzo e cena erano polenta di castagne, andare a Pontremoli rappresentava un bell’evento. Un’occasione. Da percorre, a piedi, per chilometri, fino alla stazione di Grondoli-Guinadi, avamposto di quella meraviglia tecnologica che era il treno. Armando Pini, 73 anni, il gesto di nonna che allunga la bacinella lo ricorda bene, lo ricorda come fosse ieri, come se a Braia la scuola fosse ancora aperta, i bambini ancora corressero per le viuzze, la maestra ancora arrivasse a piedi, dopo chilometri attraverso il bosco, infreddolita. Come se ancora fumassero i camini. Invece a Braia non vive più nessuno. Da otto anni. Da quanto Teresa Pini, ultima sentinella in quel borgo ai piedi del Brattello, è scesa a valle: per 20 anni ha resistito, solo a Braia. Poi l’età e la malattia l’hanno costretta a in una casa di riposo. La settimana scorsa, a 85 anni, se n’è andata. Lei che nonostante in paese non vivesse più, ne era l’ultima residente.

Un mucchietto di case in sasso lungo il crinale e 300 anime, fino agli anni ’50. Un paese di bambini che crescevano a castagne, funghi e frutti rossi. Di uomini che salivano sui monti e vi rimanevano mesi per trasformare piccoli pezzi di faggio in carbonella da ardere. E da vendere. Un paese in cui la rinascita del dopoguerra non è arrivata o non ha fatto in tempo: chi viveva a Braia era già emigrato. Emigrare era una fuga dalla fame. Lo è stato nel ’700 alla volta del Sud America, lo è stato negli anni ’40 e ’50 alla volta dell’Inghilterra. Emigrati. Come i genitori di Armando: nel 1948 supera la manica il padre, nel ’49 la mamma. Armando e il fratello Gianfranco restano a Braia con la nonna. È lei, mai andata oltre Pontremoli, ad accompagnarli fino a Londra nel 1956. Da mamma e papa.

«Quel momento - confida Armando - non posso dimenticarlo, la forza di nonna ad averci portato fino lì, le lacrime dei miei genitori. La mia meraviglia: se ne erano andati quando ero piccino. Nonna me li ha dovuti presentare. Lo stupore nel vedere una città come Londra, io che venivo dai monti».

Gente di paese che la fame aveva temprato: in Inghilterra la famiglia di Armando fa fortuna e la fa con il sudore e le maniche rimboccate. Sempre. La fanno tanti braiesi che a Londra lavorano, lavorano e lavorano ancora. Domenica Tozzi, la mamma di Armando, di fronte al lavoro non si spaventa e, nell’arco di qualche anno, diventa imprenditrice. Tanto da arrivare a servire la casa reale inglese. Vende frutta e verdura, si amplia nel tempo fino ad assumere 52 dipendenti. Fornisce Harrods e niente meno che la casa reale: «Mia madre - racconta Armando con orgoglio - aveva un’incredibile intelligenza. Ha preso il tè a Buckingham Palace ed accompagnato la principessa Anna a visitare i mercati generali ortofrutticoli di Londra. A braccetto. La guardia del corpo si allarmò, ma fu la principessa a dirgli di lasciar fare, con mia madre si sentiva tranquilla». Domenica, abituata a salire sui monti per portare cibo al marito che cercava legna e faceva carbonella, diventa imprenditrice, « la prima donna, tra dodici uomini, ad entrare nell’accademia culinaria europea». Quando si dice dei lunigianesi - e delle lunigianesi - mani grosse e cervello fino.

Domenica e il marito a Braia sono tornati e hanno salutato la vita. È tornato, dopo la pensione, anche Armando con la moglie: l’ha conosciuta a Londra, ma - moglie e buoi dei paesi tuoi - è di Bratto, l’ultimo paese, sul Brattello, dopo Braia. Tornano perché casa è casa e perchè «ci sentiamo più orgogliosi noi di essere italiani che chi qui ci vive da sempre». Orgogliosi di Pontremoli e di Braia, di essere andati, di aver lavorato e di essere tornati perché «sarà l’aria, ma qualcosa - si commuove Armando - ci tiene qui. Legati ». —

Chiara Sillicani

/altri servizi a pag 12 e 13


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