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«Noi vogliamo solo continuare a lavorare, salvate i nostri posti»
L’appello degli oltre cento cavatori, all’esterno dell’ex tribunale a San Martino sede della conferenza dei servizi
A distanza di pochi giorni dall'incontro a Palazzo Civico i cavatori al centro della vicenda del monte Bettogli scioperano e si ritrovano, in un centinaio circa, davanti all'ufficio marmo a Carrara; sede della conferenza dei servizi chiamata a decidere sul futuro della porzione di monte.
La mattinata
Prima il confronto con l'amministrazione in sala di rappresentanza, martedì scorso, poi ieri mattina lo sciopero. Un centinaio i cavatori davanti all'ufficio marmo, proprio nelle ore in cui si svolgeva la conferenza dei servizi. Una giornata partita molto presto per gli addetti di quelle cave interessate dalla vicenda. Poco dopo le 8 si sono ritrovati nel piazzale di San Martino; hanno incontrato il sindaco, a cui hanno ribadito le loro ragioni. Ragioni espresse anche alle telecamere di Agorà (programma di Rai Tre): «Salvaguardate il nostro lavoro», hanno ripetuto più volte. Come? Accettando il secondo progetto presentato per il monte Bettogli.
Le voci della protesta
«Il primo progetto, con il taglio orizzontale è stato bocciato; il secondo però non prevedeva l'abbattimento. Dicono che hanno una soluzione, aspettiamo. Noi però dobbiamo lavorare e farlo in sicurezza. Queste aziende hanno investito in macchinari, in tecnologia e su quelle per l'ambiente. Perché non possiamo convivere? Questo è un discorso politico, ma che lo dicano». Il commento è di Michele Tartarelli (Gemignani&Vanelli), una quindicina di anni ormai trascorsi nel lapideo. Tartarelli è uno dei cavatori che si fa portavoce della mattinata. Con lui Franco Magli (VF Marmi): «Sono 24 anni che lavoro qui; abbiamo invitato l'amministrazione alla cava, per far vedere come lavoriamo. Loro parlano di altre soluzioni, di una lavorazione in galleria, ma lì è improponibile. Parlano di taglio per arrivare ai marmi pregiati, ma si tratta di una bonifica per la messa in sicurezza». Poi, come avevamo scritto nei giorni scorsi, anche la voce femminile della protesta: «Intanto diciamo che se lo statutario è così è anche grazie agli investimenti; poi in loco queste aziende che sono l'eccellenza lavorano all'incirca il 60 per cento. In questi 12 anni in cui ho lavorato qui ho visto investimenti su ambiente e sicurezza. Abbattimento? Nessun abbattimento nel secondo progetto, c'è una lavorazione da dietro», aggiunge Patrizia Bosio (Gemignani&Vanelli). —
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